Salvini dichiara guerra ai magistrati che emettono sentenze a lui sfavorevoli

Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini, forte dei nuovi consensi ottenuti dalla Lega dopo le ultime elezioni europee, sembra aver trovato un nuovo nemico legato ai suoi nemici storici: i magistrati che si sono espressi a favore degli immigrati e, per forza di cose, contro le sue politiche per limitare i flussi migratori che, a conti fatti, stanno funzionando ben poco se non per la sua propaganda.

L'evento che sembra aver convinto Salvini ad utilizzare il pugno duro è stata la sentenza del Tar della Toscana, che ieri ha annullato il provvedimento della Prefettura di Firenze con cui lo scorso aprile furono istituite 17 zone rosse in città in cui, per motivi di sicurezza pubblica, le persone denunciate per rissa, droga, lesioni, percosse o commercio abusivo non possono stazionare.

Il Viminale ha deciso di presentare ricorso al Consiglio di Stato contro quella sentenza e contro altre sentenze che avevano in qualche modo favorito gli immigrati, come quelle con cui fu ordinata l'iscrizione all'anagrafe di Bologna e Firenze di alcuni richiedenti asilo.

Non solo. Come si legge nella nota del Viminale, è stato presentato anche un ricorso all'Avvocatura di Stato per "valutare se i magistrati che hanno emesso le sentenze avrebbero dovuto astenersi, lasciando il fascicolo ad altri, per l'assunzione di posizioni in contrasto con le politiche del governo in materia di sicurezza, accoglienza e difesa dei confini".

Salvini entra così nella vita privata dei magistrati ed è stato proprio lui a confermarlo stamattina a Mattino 5, negando di voler stilare delle liste di proscrizione dei magistrati:

Prendo atto del fatto che, su migliaia di giudici che fanno onestamente il loro lavoro, qualcuno invece fa politica, scrive libri va a convegni a favore delle porte aperte per l'immigrazione. È normale che un giudice va ad un convegno che è uno spot per l'immigrazione di massa e poi giudica la politica del ministero dell'Interno?

Salvini mette in dubbio l'imparzialità dei magistrati, ma solo per le questioni che gli mettono i bastoni tra le ruote. Andrà a scavare anche nella vita dei magistrati che frequentano i convegni e gli eventi della Lega e poi emettono sentenze favorevoli per i temi portati avanti dal partito di cui Salvini è leader? Probabilmente no, ma questa caccia alle streghe che sta passando pressoché inosservata è profondamente pericolosa.

Nel dossier del Viminale figurano anche dei nomi, come quello di Luciana Breggia, giudice del Tribunale di Firenze, che avrebbe partecipato alla presentazione di un libro sulla Libia insieme alla portavoce dell'ong Mediterranea. L'Associazione Nazionale Magistrati ha già tuonato contro l'inquisizione avviata dal Viminale:

Le modalità adottate da autorevoli rappresentanti delle istituzioni gettano discredito sull'intera funzione giudiziaria e perdita di serenità da parte di chi la esercita. Per questo chiediamo che il Csm effettui tutti i passi necessari a tutela della collega Luciana Breggia e a tutela dell'autonomia e dell'indipendenza della giurisdizione.

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