Prostituzione, Consulta: "non è mai atto libero"

La prostituzione "libera" non può esistere. Questo è stato stabilito dalla sentenza n. 141 della Corte Costituzionale, chiamata in causa dai giudici della Corte d'Appello di Bari che avevano chiesto una valutazione di legittimità costituzionale della Legge Merlin. La questione di legittimità è stata sollevata in un noto processo, quello riguardante il caso delle cosiddette 'escort' che Gianpaolo Tarantini e Massimiliano Verdoscia presentarono a Silvio Berlusconi tra il 2008 ed il 2009.

Secondo l'interpretazione offerta dalla Consulta la "libertà sessuale", garantita dalla Costituzione, non può riguardare la prostituzione in alcun caso perché questa non può considerarsi una pratica che rientra tra quelle meritevoli di tutela, perché nulla a che vedere con il libero sviluppo della persona umana (vedi art. 2 e 3 Cost). Benché volontaria, la prostituzione è altresì un'attività economica a tutti gli effetti, finalizzata solo al profitto.

Al momento il sesso a pagamento si può considerare solo come una "prestazione di servizio" e, come tutte le altre attività imprenditoriali (tutelate dall'art 41. Cost), è soggetta ai limiti imposti dalla legge; in questo caso dalla Legge Merlin. Spetta al legislatore il compito di legiferare, eventualmente, sul tema per delineare nuovi limiti interpretando un nuovo sentimento comune.

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