Papa Francesco: "Porti aperti alle armi che non risparmiano neanche i bambini ma non ai migranti"

Papa Francesco porti aperi alle armi ma non alle persone

Porti aperti a ogni genere di merce, compresi costosi strumenti di morte come le armi, ma non alle persone, ai migranti che fuggono dai loro paesi per un futuro migliore per sé e le proprie famiglie: "Gridano le persone in fuga ammassate sulle navi, in cerca di speranza, non sapendo quali porti potranno accoglierli, nell'Europa che però apre i porti alle imbarcazioni che devono caricare sofisticati e costosi armamenti, capaci di produrre devastazioni che non risparmiano nemmeno i bambini".

Sono le parole di denuncia pronunciate oggi da Papa Francesco, mentre si susseguono le notizie di traversate della disperazione in condizioni disumane e di naufragi di migranti: "Tante volte penso che l'ira di Dio si scatenerà sui responsabili di quei Paesi che parlano di pace e vendono le armi per fare queste guerre. Questa ipocrisia è un peccato" ammonisce il Pontefice.

Francesco, riferisce l’agenzia Sir, ha parlato "a braccio" stamane in udienza nella Sala del Concistoro, dove ha ricevuto i partecipanti alla riunione plenaria del Roaco (Opere di Aiuto alle Chiese Orientali). "Se sono insensibili i cuori degli uomini, non lo è quello di Dio, ferito dall’odio e dalla violenza che si può scatenare tra le sue creature, sempre capace di commuoversi e prendersi cura di loro con la tenerezza e la forza di un padre che protegge e che guida" ha detto il Papa.

Bergoglio ha quindi esortato a mettersi "in ascolto del grido di molti che in questi anni sono stati derubati della speranza: penso con tristezza, ancora una volta, al dramma della Siria e alle dense nubi che sembrano riaddensarsi su di essa in alcune aree ancora instabili e ove il rischio di una ancora maggiore crisi umanitaria rimane alto. Quelli che non hanno cibo, quelli che non hanno cure mediche, che non hanno scuola, gli orfani, i feriti e le vedove levano in alto le loro voci".

Il Papa ha rivolto il suo pensiero anche alle altre terre del Medio oriente martoriate da divisioni e conflitti, alla Terra Santa, ma anche all’Ucraina "perché possa trovare pace la sua popolazione, le cui ferite ho cercato di lenire con l’iniziativa caritativa alla quale molte realtà ecclesiali hanno contribuito".

Il Pontefice ha poi annunciato la sua volontà di recarsi "l’anno prossimo" in Iraq dove spera si compiano "passi avanti" nella "pacifica e condivisa partecipazione alla costruzione del bene comune di tutte le componenti anche religiose della società" affinché il Paese "non ricada in tensioni che vengono dai mai sopiti conflitti delle potenze regionali".

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