Salvini e l'idea di una "tassa per poter usare i soldi fermi nelle cassette di sicurezza"

Secondo il PD è una patrimoniale, ma anche il governo Gentiloni considerò l'ipotesi di farlo...

Matteo Salvini tassa su cassette di sicurezza

Ospite di Porta a Porta ieri sera, Matteo Salvini ha rilanciato un'idea cui la Lega aveva già accennato l'anno scorso: quella di una tassa per far emergere i soldi in contanti depositati nelle cassette di sicurezza. Il vicepremier infatti ha detto:

"Mi dicono che ci sono centinaia di miliardi in cassette di sicurezza, fermi. Potremmo metterli in circuito per gli investimenti. Si potrebbe far pagare un'imposta e ridare il diritto di utilizzarli"

Poi questa mattina in una nota ha aggiunto:

"Prive di qualsiasi fondamento le ipotesi di una patrimoniale, di tasse sui risparmi, sui conti correnti degli italiani o su cassette di sicurezza. Siamo al governo per togliere, non per aggiungere tasse. L'unico ragionamento riguarda una 'pace fiscale' per chi volesse sanare situazioni di irregolarità relative, oltre che ad Equitalia, al denaro contante"

Salvini evidentemente si è sentito in dovere di precisare per rispondere agli attacchi del PD che, attraverso Luigi Marattin, capogruppo nella Commissione Bilancio della Camera, ha subito definito questa idea come una nuova patrimoniale, ma in realtà anche il governo Gentiloni aveva pensato a qualcosa di simile, a una "voluntary disclosure" di contati o di titoli al portatore chiusi nelle cassette di sicurezza con una aliquota del 35%. Un anno fa la Lega aveva rilanciato l'idea, ma con una aliquota tra il 15 e il 20% e ora Salvini è tornato all'attacco perché secondo le stime si parla di somme vicine ai 200 miliardi di euro e secondo quanto detto nel 2016 dal procuratore capo di Milano Francesco Greco sono soprattutto somme di provenienza illecita.

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