Migranti, l'allarme di MSF: "1.151 morti nel Mediterraneo in 12 mesi"

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Sono almeno 1.151 le persone che hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo da quando l'esecutivo di Giuseppe Conte, e in particolare il Ministro dell'Interno Matteo Salvini, hanno avviato la politica dei porti chiusi.

Lo sostengono Medici Senza Frontiere (MSF) e SOS MEDITERRANEE in una nota congiunta diffusa oggi che precisa anche come oltre 10mila persone sono state riportate forzatamente in Libia e quindi esposte ad ulteriori ed inutili sofferenze.

La responsabilità non è soltanto italiana, ma dell'intera Unione Europea. Annemarie Loof, responsabile per le operazioni di MSF, denuncia:

La risposta dei governi europei alla crisi umanitaria nel Mar Mediterraneo e in Libia è stata una corsa al ribasso. Un anno fa abbiamo implorato i governi europei di mettere al primo posto la vita delle persone. Abbiamo chiesto un intervento per mettere fine alla disumanizzazione delle persone vulnerabili in mare per finalità politiche. Invece, ad un anno di distanza, la risposta europea ha raggiunto un punto ancora più basso.

Al di là dei dati diffusi dal Viminale per supportare la politica adottata negli ultimi mesi, gli stalli che sono all'ordine del giorno dopo i salvataggi dei migranti hanno delle conseguenze disastrose sul breve e lungo termine:

Da quando è stato bloccato l’ingresso nei porti italiani alla nave di ricerca e soccorso Aquarius, gestita da SOS MEDITERRANEE in collaborazione con MSF, esattamente un anno fa, lo stallo è diventato la nuova regola nel Mar Mediterraneo centrale, con oltre 18 incidenti documentati. Questi blocchi si sono protratti per un totale di 140 giorni, ovvero più di 4 mesi in cui 2.443 uomini, donne e bambini vulnerabili sono rimasti trattenuti in mare mentre i leader europei decidevano il loro futuro.

Le persone che riescono a raggiungere l'UE sono soltanto una piccola parte di quelle che quotidianamente si mettono in viaggio per cercare una vita migliore:

Solo nelle ultime 6 settimane, un numero crescente di persone vulnerabili ha cercato di fuggire dalla Libia, con oltre 3.800 persone che sono salite a bordo di imbarcazioni insicure per tentare l’attraversata. Anche se l’UNHCR e altre organizzazioni come MSF hanno chiesto un’evacuazione umanitaria di rifugiati e i migranti dalla Libia dall’inizio del conflitto a Tripoli, la realtà è che per ciascuna persona che viene evacuata o trasferita nel 2018, più del doppio viene riportato forzatamente in Libia dalla Guardia costiera libica.

I leader europei, lo sostengono le due organizzazioni, sono a favore di questi respingimenti pur di non far arrivare i migranti in UE. Poco importa se queste persone vengono costantemente sfruttate, torturate, violentate e detenute in conduzioni miserabili: quello che conta per loro è non farle arrivare in Europa, tutto il resto è in secondo piano.

L'appello agli Stati membri dell'Ue lanciato da Medici Senza Frontiere e SOS MEDITERRANEE è chiaro:


  • garantire con urgenza un sistema di ricerca e soccorso in mare proattivo e adeguato, con delle autorità di coordinamento competenti e reattive nel Mar Mediterraneo, per evitare morti inutili;

  • porre fine alle azioni punitive contro le ONG che provano a fornire assistenza e soccorso umanitario in mancanza di tale sistema d’intervento;

  • mettere fine all’attuale supporto politico e logistico al sistema di respingimenti forzati di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia, in una condizione di detenzione arbitraria e disumana;

  • istituire sistemi di sbarco sostenibili, affidabili e prevedibili che offrano luoghi sicuri dove i sopravvissuti siano trattati umanamente, con servizi appropriati e dove si possa richiedere asilo.

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