La Cedu condanna l'Italia per l'ergastolo ostativo

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia per il cosiddetto "ergastolo ostativo", ovvero per quella tipologia di ergastolo che viene applicato per i soggetti legati ad associazione mafiosa nei casi in cui non sussiste una volontà di collaborazione. L'ergastolo ostativo, in soldoni, è quello che prevede il "fine pena mai" e che non consente quindi l'accesso ad alcun beneficio.

Secondo la Cedu questo tipo di ergastolo, previsto dall'ordinamento italiano allo scopo di combattere la criminalità organizzata, è contrario all'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo, sottoscritta dall'Italia, che vieta trattamenti inumani e degradanti.

La sentenza che ha affermato questo principio è legata al ricorso presentato da Marcello Viola, condannato all'ergastolo per omicidi, rapimenti e, soprattutto, per associazione mafiosa. La Cedu ha condannato l'Italia a pagare a Viola 6mila euro di spese legali.

Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha così commentato: "Sull'ergastolo ostativo, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, nel caso Viola, ha preso una decisione di grande rilievo stabilendo che la dignità umana viene prima, sempre. La dignità umana è un bene che non si perde mai. La Corte ribadisce un principio che i più grandi giuristi italiani avevano già espresso, ossia che sono inaccettabili gli automatismi (assenza di collaborazione) che precludono l'accesso ai benefici. Una persona che dia prova di partecipazione all'opera di risocializzazione deve avere sempre una prospettiva possibile di libertà. Ci auguriamo che il legislatore tenga conto di questa sentenza modificando le norme penitenziarie e i suoi inaccettabili automatismi".

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