Sea Watch, Salvini: "Divieto d'ingresso". Ong: "Non torneremo in Libia"

Prosegue il braccio di ferro tra il Governo italiano e la Ong Sea Watch. Salvini ha ribadito che non consentirà alla nave di attraccare nel porto di Lampedusa: "Ho appena firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane, come previsto dal Nuovo Decreto Sicurezza. Ora il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa: stop ai complici di scafisti e trafficanti".

Dal canto suo la Ong ha ribadito che non riporterà "mai nessuno in Libia" perché "non è un porto sicuro". La portavoce della Ong, Giorgia Linardi, ha ribadito che la richiesta del Governo italiano è irricevibile: "Le persone a bordo ci hanno raccontato di aver trascorso lunghi periodi di detenzione in Libia e di aver subito vessazioni inenarrabili. Una persona ci ha raccontato di essere stato costretto a seppellire cadaveri per preparare il centro di detenzione alla visita di operatori esterni cercando di renderlo più presentabile. Anche il più piccolo dei naufraghi che ha solo 12 anni è stato imprigionato, senza un valido motivo. Un'altra persona ha raccontato di essere stata venduta ed ha lavorato come servo per riconquistarsi la libertà e partire per mare. Molte persone raccontano di essere state riportate indietro. Un altro naufrago ci ha raccontato di aver assistito all'uccisione di un familiare con un colpo di kalashnikov sempre mentre era in detenzione. Noi non riporteremo mai nessuno in un Paese in cui avvengono queste cose e ci aspetteremmo che i nostri Governi si impegnassero perché questo non avvenga invece di alimentare la spirale del traffico".

La Sea Watch continua a stazionare a 15 miglia dal porto di Lampedusa con a bordo i 52 naufraghi che ha recuperato in mare 3 giorni fa. Ad appoggiare la sua scelta di non ritornare verso la Libia è anche la Commissione Ue per bocca della portavoce Natasha Bertaud: "Tutte le navi con bandiera europea devono seguire le regole internazionali e sulla ricerca e salvataggio in mare, che significa che devono portare le persone in un porto che sia sicuro. La Commissione ha sempre detto che queste condizioni non ci sono attualmente in Libia".

Sullo sbarco in un porto Ue la Commissione non ha però "le competenze per decidere se e dove" potrà avvenire. L'autorità competente è il "Centro nazionale di coordinamento di soccorso marittimo (Mrcc), che ha in carico le operazioni". Per il momento l'Mrcc di Roma ha solo annunciato l'invio a bordo di uno staff medico per prestare assistenza ai naufraghi.

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