Vitalizi, Sicilia e Trentino non hanno rispettato l'accordo sui tagli

Erika Stefani, Ministro per gli Affari Regionali, ha stilato un elenco dei consigli regionali che hanno approvato entro il 30 maggio - come previsto dall'accordo Stato-Regioni - le leggi per ridurre gli assegni del vitalizio per i politici che non fanno più parte dei rispettivi consigli. Nell'accordo era previsto che, in caso di mancato adeguamento, lo Stato avrebbe ridotto del 20% i trasferimenti di risorse alle regioni manchevoli.

All'appello mancano, come noto, Sardegna, Piemonte, Basilicata e Abruzzo, che però hanno ricevuto una deroga visto che la scadenza del 30 maggio ricadeva in prossimità delle elezioni regionali; spetterà dunque ai consigli rinnovati dalle elezioni il compito di provvedere in tal senso. Al momento, quindi, queste regioni si possono considerare "in regola".

Sono invece due i consigli regionali che non hanno rispettato quanto previsto dall'accordo e che adesso rischiano di essere sanzionati: quello del Trentino Alto Adige e quello della Sicilia. Il consiglio regionale del Trentino ha motivato il ritardo sostenendo di aver atteso la sentenza della Corte Costituzionale arrivata ad inizio maggio (la 108/2019) che ha sancito la legittimità della riduzione degli assegni di vitalizio già previsti dalla Regione con le leggi 4 e 5 del lontano 2014; queste leggi, in sostanza, andranno applicate.

Decisamente diverso, invece, il caso della Sicilia che è anche la regione nella quale si pagano più vitalizi in assoluto: ben 320, per un totale di 18 milioni di euro annui; in media oltre 50mila euro ad assegno. Per occuparsi del taglio dei vitalizi in Sicilia hanno creato una commissione - che al momento non ha prodotto nulla di fattuale - che avrebbe il compito di stabilire i tagli da fare in autonomia, senza quindi tenere conto dell'accordo tra Stato e Regioni.

L'obiettivo è sicuramente quello di discostarsi da quanto previsto dall'accordo, per poi costringere lo Stato ad impugnare la legge regionale davanti ai giudici della Consulta, il che comporterebbe anche la sospensione dell'applicazione della norma che prevede il taglio dei trasferimenti dallo Stato centrale. Un gioco delle 3 carte sulle spalle dei contribuenti siciliani, che non hanno certo goduto di Governi regionali adeguati ai loro compiti in quasi tutta la storia repubblicana, fatto testimoniato dalle condizioni nelle quali versa la regione in ogni settore strategico.

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