Pd, Calenda chiede l'intervento di Gentiloni

Carlo Calenda più votato del PD

"Mi vergogno di essere andato in giro a chiedere voti per un partito che è incapace di stare insieme anche mentre il paese va a ramengo". Questo aveva scritto ieri su Twitter Carlo Calenda commentando le schermaglie interne al Partito Democratico, nate dopo che Zingaretti ha ufficializzato la nuova segreteria del partito.

Le scelte del nuovo segretario non sono piaciute ai "renziani" che hanno attaccato Zingaretti accusandolo di averli esclusi. Fa sorridere questa indignazione ripensando a ieri, quando Renzi "asfaltava" chiunque provasse solo ad alzare un dito per chiedere di esprimere un'opinione leggermente divergente.

Quell'atteggiamento autoritario ha regalato la sconfitta nel referendum costituzionale, la fuoriuscita di una parte del partito e poi la disfatta colossale delle politiche. Secondo Renzi, ovviamente, lui non ha alcuna responsabilità in merito; la colpa è delle opposizioni interne che hanno destabilizzato gli elettori. L'ipotesi che il problema fosse lui - con i suoi modi e le sue idee - non l'ha neanche sfiorato.

Anche dopo le elezioni, lui e la sua truppa non si sono fermati: hanno sabotato il dialogo tra il PD ed i 5 Stelle e poi sono tornati a perdere - nettamente - anche le primarie per la segreteria. Il loro candidato di riferimento era Giachetti che nella sua campagna ha rivendicato lo straordinario - secondo lui - lavoro svolto dai governi Renzi e Gentiloni. Il risultato è stato chiaro: terzo posto con appena il 12% dei consensi.

Nonostante le nette sconfitte, i renziani avrebbero evidentemente voluto continuare a dettare l'agenda del partito, forti della loro maggioranza nei due rami del parlamento; una maggioranza figlia delle liste stilate in autonomia da Renzi, infischiandosene del meccanismo delle Primarie che fece la sua fortuna politica.

Zingaretti, adesso, ha preso la sua strada da vincitore indiscusso delle ultime primarie e la cosa non è piaciuta a chi siede in parlamento. Calenda oggi ha invitato tutti a sedersi attorno ad un tavolo: "Paolo Gentiloni chiami un time out e organizzi una riunione con Renzi, Zingaretti, Giachetti, Martina, Guerini etc e provi a ricomporre. In fondo è lui il garante dell’unità del partito".

Rispondendo ad alcuni utenti ha poi aggiunto: "È un problema se una parte del partito non si sente rappresentata. Nicola dice di averglielo proposto, loro dicono che non è vero. Possiamo sospendere l’ora di ricreazione all’asilo, incontrarci tutti e rimettere a posto le cose? Oppure prendiamo atto che non si può stare insieme. Proviamo a uscire da questa bagarre. Non ci sono differenze di pensiero politico così profonde da giustificarle. Sentiamo cosa propongono Giachetti, Martina, Renzi etc. Più la segreteria è larga, più il partito è compatto".

Ma è vero oppure no che Zingaretti aveva chiesto a Giachetti di entrare nella segreteria? La risposta a questa domanda l'ha data lo stesso Giachetti, che ha confermato di aver rifiutato la proposta perché non è disposto a fare alcun compromesso: "Zingaretti mi aveva offerto di entrare in segreteria. Io dissi subito che la mia posizione politica è talmente distinta che o c'è un cambio di posizione da parte di Zingaretti o resto all'opposizione, lui mi ha chiesto se confermavo questa linea e io gli ho detto di sì. Voglio solo rivendicare il diritto di dire quello che penso, da minoranza leale. E voglio farlo dentro al partito. Se qualcuno sperava che me ne andassi dopo le primarie, ha capito male e se n'è reso conto; e se qualcuno spinge adesso perché ce ne andiamo...Se decido di andarmene lo decido io, non lo faccio decidere a qualcun altro".

Giachetti ha dunque smentito i suoi stessi amici renziani, confermando che sono proprio loro a non voler collaborare con il nuovo segretario. Tutto sommato, va anche bene. È legittimo lasciare un partito, ma si dovrebbe avere il coraggio di non dare la colpa a chi rappresenta la maggioranza; lamentarsi della mancanza di rappresentanza quando si è scelto di non entrare nella segreteria è semplicemente ridicolo. Al Pd servirebbe un buon psicanalista, altro che l'intervento di Gentiloni.

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