Immigrazione, pugno duro in Danimarca: nei quartieri ghetto pene maggiori per gli stranieri

quartieri ghetto danimarca

La Danimarca cambia pelle, con l’approvazione di una legge "anti-ghetti" che in realtà li perpetua e sa tanto di discriminazione verso gli stranieri. Dopo essere stata per anni esempio di accoglienza e integrazione, seppur verticale, ora il governo uscente e liberale di Lars Rasmussen, in carica dal 2015, ha approvato con il sostegno dei socialdemocratici un pacchetto che intende scoraggiare l’immigrazione e far da deterrente contro i reati commessi nelle cosiddette "società parallele" con pene raddoppiate nei quartieri e nelle aree dove la popolazione straniera è in numero maggiore a quella danese.

"Se commetti un omicidio in uno di questi quartieri vai incontro a 18 anni di carcere. Se invece ciò accade dall'altra parte della strada o in centro la pena sarà di 12 anni" ha spiegato alla trasmissione Quarta Repubblica l’avvocato Henrik Stagetorn. La legge anti-ghetto stabilisce quindi pene differenziate in base a dove vivi (e in sostanza in base a chi sei) pensando di tenere così a bada la metà dei residenti stranieri che non lavora e che abita nei quartieri in cui la percentuale di condannati per reati violenti è tripla rispetto alla media nazionale.

Il pacchetto legislativo comprende in particolare pene diverse e maggiori per spaccio di droga, vandalismo e rapine.

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