Riace, il sindaco succeduto a Mimmo Lucano non poteva essere eletto

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Riace torna a far parlare di sé. Il piccolo comune della locride, simbolo per anni di integrazione, è stato investito da un terremoto politico dopo l’inchiesta sul sindaco dell’accoglienza Mimmo Lucano e la vittoria alle elezioni amministrative del 26 maggio scorso di Antonio Trifoli, a capo di una lista civica di ispirazione leghista.

Il modello Riace e il consenso verso il suo artefice Domenico Lucano erano stati spazzati via in pochi mesi, un cambiamento suggellato dall’elezione di Trifoli. Che però si apprende ora non poteva essere eletto. Trifoli infatti è un ex dipendente comunale a tempo determinato, ricopriva la carica di ispettore per la sicurezza, e secondo la legge non avrebbe potuto indossare la fascia tricolore.

I dipendenti dell'ente locale, per legge, non possono candidarsi per l'amministrazione per cui lavorano, tranne che non vadano in aspettativa non retribuita, deroga possibile però solo per i lavoratori a tempo indeterminato.

Il 26 aprile, all’atto della presentazione della sua lista, Trifoli aveva in effetti chiesto di andare in aspettativa non retribuita che gli era stata concessa, evidentemente per sbaglio, dalla giunta in carica.

Una volta eletto sindaco Trifoli si è poi auto assegnato un'aspettativa non retribuita fino alla fine del mandato, ma la procedura è contro la legge. La conclusione è che Riace ora rischia di rimanere di nuovo senza sindaco per la seconda volta in meno di un anno.

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