Beppe Sala: "Il Pd non basta più, serve un nuovo partito"

Il sindaco di Milano confessa il suo sogno in una intervista a L'Espresso.

Beppe Sala su PD e nuovo partito

Il sindaco di Milano Beppe Sala è reduce dal successo di Losanna, dove la sua città, insieme con Cortina, ha ottenuto dal Comitato Olimpico Internazionale il diritto di ospitare le Olimpiadi Invernali 2026. In questi giorni è stato uno degli uomini più richiesti per le interviste e domenica prossima, 30 giugno 2019, uscirà un suo colloquio con il direttore de L'Espresso Marco Damilano, al quale ha parlato molto del PD e della necessità di un nuovo soggetto politico. Sala, infatti, ha detto:

"Io vorrei una sinistra più determinata e, per quanto riesco, sto cercando di portare il mio contributo. I giovani sentono poco la politica. Purtroppo, sentono ancora meno il Pd, visto come un partito vecchio e litigioso. Ma questo ci mette davanti a una grande opportunità. Non ci sono alternative. O il Pd riesce a cambiare rapidamente pelle e a presentarsi come un partito più moderno che affronta seriamente i temi più sensibili, dall'ambiente alla giustizia sociale, oppure ci penserà qualcun altro"

E ha aggiunto:

"Il Pd può crescere ancora, ma non più di tanto. Solo un nuovo soggetto può riportare al voto qualcuno che normalmente non va a votare, qualcuno che ha votato per i 5 Stelle, e perfino qualche elettore della Lega che fa fatica ad accettare l'estremismo e la cattiveria salviniana. Anche per questo vedo in modo negativo elezioni a breve termine. Si rischia che il nuovo soggetto sia solo una figurina"

Poi ha spiegato perché non converrebbe andare a votare oggi:

"Se si andasse a votare oggi non capisco quale sarebbe l'utilità di vedere eletto un Parlamento di centrodestra a guida leghista che nel 2022 elegge il nuovo presidente della Repubblica, il successore di Sergio Mattarella. Io non auspico il voto. Spero che si voti più avanti"

A Sala è stato chiesto se il nuovo soggetto politico, che sarebbe più moderato e centrista, potrebbe essere costruito con Carlo Calenda e lui ha risposto di fatto eludendo la domanda:

"Questo continuo parlare di stare alla sinistra del Pd, o alla destra, è tutto sbagliato. I moderati sono la parte che mi interessa meno. Io mi considero, al limite, un moderato radicale. Se i 5 Stelle ci hanno insegnato una cosa è che si possono prendere grandi consensi evitando questa orizzontalità della politica: la destra, il centrodestra, il centro. Dobbiamo evitare le etichette e parlare dei temi. Giustizia sociale e ambientale: in tutto il mondo la sinistra progressista discute di questo"

A Sala piacerebbe guidare il nuovo eventuale partito, ma ha già un po' troppo da fare come sindaco di Milano, soprattutto ora che ha ottenuto l'assegnazione delle Olimpiadi, per questo ha detto:

"Voglio essere sincero: mi piacerebbe, ma oggi non posso, me lo devo inibire, tanto più che c'è questa nuova responsabilità. Chi ha capacità, proposte, deve farsi avanti. Basta dire che non interpretiamo il disagio: facciamolo"

La risposta di Calenda a Sala: "Iniziamo a lavorarci insieme"

La reazione di Carlo Calenda non si è fatta attendere, ecco che cosa ha risposto alle parole di Sala:

"Al mio amico Sala con il quale abbiamo spesso e recentemente discusso della situazione politica italiana, ribadisco quanto detto 1000 volte: il moderatismo in Italia non serve ed è spesso stato sinonimo di gattopardismo. Bisogna lavorare su contenuti e programmi radicali. Condivido anche la visione di un Pd che non basta. E penso che Sala sarebbe un pilastro fondamentale per una nuova aggregazione capace di battere i nazionalisti. Dunque iniziamo a lavorarci possibilmente insieme. Perché il tempo è poco e le divisioni già troppe"

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