Portavoce Sea Watch: "Carola non si pente, si è sacrificata per salvare vite. Da GdF manovra ostruttiva"

Il legale della Ong: "Bisogna decidere se vanno messe avanti le vite umane o un interesse nazionale che, in questo caso, non si capisce bene quale fosse"

La Sea Watch difende a spada tratta la sua capitana Carola Rackete. La portavoce della Ong, Giorgia Linardi, ha spiegato:

"Carola si è sacrificata per portare a terra i migranti e non si è pentita di quanto ha fatto, perché ha agito in stato di necessità. Noi crediamo che sia irresponsabile che anche nel momento in cui è stato violato un alt si faccia questo tipo di manovra ostruttiva nei confronti di una nave che non voleva certamente minacciare o bombardare"

Poi Linardi ha sottolineato come da parte delle forze dell'ordine non ci sia stata la stessa attenzione nel bloccare le urla e gli insulti contro Rackete e il suo equipaggio:

"Carola si è effettivamente scusata con la Guardia di Finanza ma non per essere entrata in porto. Mi ha detto che non aveva scelta perché non poteva fare un'altra notte in mare. Dalle forze dell'ordine non c'è stata la stessa attenzione che hanno avuto per la nave per tutte quelle persone che hanno pesantemente insultato la Comandante. Si è lasciato per parecchio tempo che persone insultassero la comandante e l'equipaggio, Ho anche chiesto a un ufficiale di farci spostare ma sono stata ignorata. Daremo la massima collaborazione alle indagini"

Il legale della Sea Watch, Salvatore Tesoriero, riguardo quello che Rackete rischia (da tre a dieci anni), ha commentato:

"È stata fatta una manovra in condizioni di estrema difficoltà, ma non c'è stato alcun atto criminale né la volontà di speronare la motovedetta o uccidere qualcuno, solo la necessità di salvare delle vite"

Ha anche aggiunto che non c'è stato alcun contatto con la GdF e che la capitana è molto provata per la situazione in cui si trova, ma "è una persona lucida e forte". L'avvocato ha anche commentato la politica sull'immigrazione del governo italiano:

"È un fenomeno epocale e bisogna decidere se vanno messe avanti le vite umane o un interesse nazionale che, in questo caso, non si capisce bene quale fosse"

E sul decreto sicurezza bis che colpisce proprio le Ong ha detto:

"È una misura incomprensibile che non si preoccupa delle esigenze della tutela della vita umana, perché lasciare fuori dal porto una nave in condizioni di estrema necessità viola le norme internazionali"

L'equipaggio della Sea Watch ha detto di essere orgoglioso della propria capitana e di non aver mai voluto mettere a rischio la vita dei finanzieri e l'unico motivo per cui sono entrati in porto è che la situazione era ormai insostenibile da giorno e i migranti, che hanno raccontato storie raccapriccianti su quanto subito in Libia, minacciavano di suicidarsi. Inoltre i ragazzi dell'equipaggio hanno detto di essere rimasti scioccati dagli insulti rivolti a Rackete sulla banchina mentre sbarcavano.

Portavoce Sea Watch Giorgia Linardi

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