Le Ong: "Se sarà necessario agiremo ancora come Sea Watch". Intanto Rackete scherza "Forse è il caso di andare in Australia"

Il 9 luglio la comandante dovrà essere ascoltata di nuovo dai Pm di Agrigento.

I rappresentanti delle principali Organizzazioni non governative che si occupano di salvare migranti in mare oggi hanno incontrato i giornalisti presso la sala stampa estera di Montecitorio. La portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi, ha parlato della liberazione della comandante Carola Rackete:

"Carola è in Italia, ma non è detto che ci resti nei prossimi giorni. Per lei abbiamo dovuto fare un piano di evacuazione per proteggerla dalla stampa, non per nasconderla, ma per consentirle di avere del tempo per risposare e per preparare la sua deposizione del 9 luglio. Sta bene. Ha trascorso tre giorni di isolamento, non si rende conto della risonanza che la vicenda sta avendo. Chiede continuamente dei migranti salvati e ringrazia ancora l'equipaggio, i suoi legali e tutti per la solidarietà"

Il 9 luglio, infatti, la comandante Rackete dovrà essere ascoltata dai Pm nell'ambito del filone di inchiesta in cui è indagata per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La procura ha negato il nullaosta per la sua esplosione proprio per esigenze di giustizia, ossia perché deve riascoltarla. Intanto la capitana ha scherzato: "Forse è il caso che emigro in Australia a occuparmi di albatros", che sono stati il suo argomento per la tesi di laurea.

Le Ong hanno spiegato che se si ritroveranno in condizioni simili, continueranno ad agire come ha fatto la Sea Watch. Alessandro Metz di Mediterranea Saving Human ha detto infatti:

"Noi facciamo monitoraggio nel Mediterraneo. Se dovessimo trovarci in una situazione in cui siamo l'unica imbarcazione che può svolgere il salvataggio, agiremo come ci impone la legge del mare. Faremo quello che è previsto dalle normative che ci obbligano a comportarci in un certo modo, come ha fatto la Sea Watch. È così che abbiamo fatto e così faremo"

Giorgia Linardi è anche tornata su quanto fatto da Carola Rackete con la Sea Watch e ha spiegato che la capitana si è diretta a Lampedusa perché era il porto più vicino. L'unico che era stato indicato dalle autorità era quello di Tripoli, che però non è affatto sicuro (e gli avvenimenti di stanotte non fanno che dare un'ulteriore conferma). Secondo Linardi sono state proprio le autorità, non rispondendo e non concedendo un porto per lo sbarco, a non rispettare le leggi internazionali che prevedono che i migranti vengano salvati e portati nel porto sicuro più vicino, proprio come ha fatto Rackete.

La stessa giudice per le indagini preliminari Alessandra Vella, che non ha convalidato l'arresto di Rackete, ha spiegato:

"Una nave che soccorre migranti non può essere giudicata offensiva per la sicurezza nazionale e il comandante di quella nave ha l'obbligo di portare in salvo le persone soccorse"

Intanto le Ong che erano state convocate in audizione alla Camera sul decreto sicurezza-bis hanno disertato l'incontro per solidarietà nei confronti di Sea Watch, che era stata inizialmente convocata come tutte le altre, ma ieri, dopo le proteste del sottosegretario all'Interno Nicola Molteni, della Lega, si era vista revocare l'invito. E così alla fine non si è presentato nessuno in audizione, ma le Ong hanno convocato la conferenza stampa.

Conferenza stampa delle ONG presso sala stampa estera

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