Forze Haftar contro Salvini: "Fa politiche razziste"

L'eco delle schermaglie tra la Sea Watch ed il Governo italiano è arrivato anche in Libia. Il Generale Mohamed al-Manfour, comandante delle forze aeree dell'autoproclamato Esercito Nazionale Libico guidato dal generale Khalifa Haftar, ha lanciato un appello "al mondo intero e all'Unione Europea" inviando una nota al sito 'Libyan Address' all'indomani del bombardamento del centro per detenzione di migranti di Tajoura, a causa del quale sono morte 44 persone ed altre 130 sono rimaste ferite.

Il Governo di Fayez al-Serraj ha accusato le forze del generale Khalifa Haftar per questo raid, che aveva come obiettivo l'adiacente base militare di Dhaman, dove sono state concentrate le riserve di munizioni delle milizie fedeli al Governo di al-Serraj.

Invece di assumersi la responsabilità del raid, il generale di Haftar ha puntato il dito contro l'Italia e contro il Governo di al-Serraj: "Lanciamo un appello al mondo intero e all'Unione Europea per porre fine alle politiche razziste del ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini" che, "in collaborazione con l'incostituzionale consiglio presidenziale" di al-Serraj, sono "la ragione principale dell'accumulo di migranti nella regione occidentale della Libia".

Secondo al-Manfour sarebbero state le politiche di Salvini a causare il "rimpatrio forzato di migranti in Libia", facendoli tornare "ancora una volta nelle mani degli stessi trafficanti di esseri umani da cui sono fuggiti", costringendoli a stare "tra carri armati e depositi di munizioni in quella che altro non è che una palese violazione delle regole basilari dei diritti umani e dei valori umani".

Per al-Manfour la responsabilità della morte dei migranti stipati nel centro di detenzione è dunque da ascrivere totalmente "all'incostituzionale consiglio presidenziale". Le accuse mosse nei confronti delle milizie di Haftar non sarebbero "basate su alcuna prova" perché queste "non hanno mai preso di mira" il centro di detenzione di migranti a Tajoura.

"L'incostituzionale consiglio presidenziale in generale ha la piena responsabilità penale, morale e politica per non aver adottato alcuna misura per garantire la sicurezza dei migranti sotto la sua giurisdizione, sia nel centro colpito che negli altri centri gestiti dalle milizie, utilizzandoli come siti di stoccaggio di armi e munizioni".

La tesi di al-Manfour appare piuttosto bizzarra per un paio di ottime ragioni: mai nessun migrante è stato rimpatriato in Libia e inoltre le bombe, fino a prova contraria, le ha sganciate l'autoproclamato Esercito nazionale libico. È quindi dell'ENL la responsabilità di quanto accaduto, al di là di quale fosse l'obiettivo designato dell'attacco. Accusare il nemico di non lasciar il giusto spazio per bombardare è quantomeno singolare.

Una cosa è sicura però: la Libia è attualmente un teatro di guerra, a differenza di quanto sostenuto a più riprese da Salvini per giustificare la sua politica dei porti chiusi.

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