Imane Fadil morta per aplasia midollare. Marina Berlusconi: basta con la cultura della calunnia


Imane Fadil, tra le testimoni chiave del caso Ruby contro Silvio Berlusconi, è morta per un'aplasia midollare, le cui cause sono in corso di accertamento. A renderlo noto oggi, dopo che l’autopsia ha escluso anche l’ipotesi avvelenamento, è stata la Procura a Milano. L'inchiesta andrebbe a questo punto verso l'archiviazione perché sono state già escluse anche eventuali responsabilità mediche.

Marina Berlusconi in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera fa un appello a finirla con la "cultura dell'allusione e della calunnia" che "intossica la vita democratica del nostro Paese" chiedendo "una riflessione" sul modo in cui "la terribile vicenda" di Imane è stata trattata.

Secondo la presidente Fininvest questo caso è stato ancora più grave perché "c'era di mezzo la morte di un essere umano, di una ragazza dalla vita complicata che ha fatto una fine atroce. Di fronte alla quale non si sarebbe dovuto provare altro che rispetto e umana pietà. E invece il suo dramma è stato vergognosamente usato con una spregiudicatezza e un disprezzo della verità dei fatti che fanno rabbrividire".

La primogenita del Cav bolla il caso Ruby "come costruito sul nulla, finito infatti con un'assoluzione piena per mio padre. Ma intanto questa farsa ha condizionato pesantemente la vita politica del Paese e da dieci anni si tenta di moltiplicarla, in una costante ricerca di nuovi filoni che prolunghino all'infinito la gogna. In tutto questo irrompe, era lo scorso marzo, la morte 'misteriosa' di Imane Fadil: una 'teste chiave' la quale peraltro aveva già detto tutto quello che riteneva di dover dire (e sulle sue dichiarazioni proprio per rispetto sorvolo). Il sospetto autorevolmente avanzato è che sia stata avvelenata, e addirittura con sostanze radioattive", ipotesi poi smentita dagli esami autoptici.

A sei mesi dalla morte, la Procura di Milano ha concesso il nulla osta per la sepoltura della modella 34enne.

Imane Fadil non è stata avvelenata: "Morta per cause naturali"

12 luglio 2019 - La morte di Imane Fadil non rientra tra quelle "sospette". Questa è la sintesi del parere degli esperti che stanno analizzando il cadavere della modella marocchina di 34 anni, deceduta lo scorso 1 marzo presso l'Ospedale Humanitas di Milano, dove era ricoverata dal 29 gennaio. Dopo la sua morte la Procura di Milano aveva aperto un fascicolo contro ignoti con l'ipotesi di omicidio.

I medici che l'hanno avuta in cura, infatti, non erano riusciti a comprendere quale fosse esattamente la sua patologia, motivo per il quale iniziarono a sospettare che si trattasse di un caso di avvelenamento; la stessa ipotesi fatta da Imane, come hanno riferito successivamente i suoi amici e parenti.

La Fadil era considerata una testimone chiave nel processo 'Ruby ter', l'inchiesta sulla presunta corruzione di testimoni a carico di Silvio Berlusconi - e di altre persone a lui legate - nell'ambito del 'Caso Ruby'. La Fadil aveva chiesto di potersi costituire parte civile nell'ambito del processo e sulla vicenda stava scrivendo un libro.

Secondo gli esperti che hanno eseguito l'autopsia "non ci sono elementi a supporto di ipotesi di morte non naturale". Il lavoro è iniziato lo scorso 16 marzo, condotto da un team guidato dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo, che fin da subito ha escluso l'ipotesi di una morte legata a sostanze radioattive. Gli esami su ossa, tessuti e sangue hanno invece evidenziato la presenza di metalli pesanti (ferro, molibdeno, antimonio e cromo) in concentrazione superiore alla norma, ma comunque non mortale.

Gli esperti hanno preso in considerazione anche l'ipotesi che la giovane donna sia morta a causa di una malattia rara e/o autoimmune, ma non hanno trovato elementi tali da potersi sbilanciare.

Per il momento, dunque, le cause della morte di Imane Fadil restano un mistero.

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