Borsellino e le carenze dello Stato nel 1984: "Scorta solo di mattina e la sera sono libero di essere ucciso?"

Il prossimo 19 luglio ricorrerà il 27esimo anniversario della strage di via D'Amelio a Palermo in cui persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta e in queste ore la commissione parlamentare antimafia ha pubblicato per la prima volta i file audio delle audizioni che Borsellino fece davanti alla stessa commissione tra il maggio 1984 e il settembre 1991.

Sei diverse audizioni che la Commissione Antimafia ha digitalizzato e reso disponibili su un'apposita pagina del sito del Parlamento. In parte si tratta di materiale già conosciuto, anche se non disponibile per la consultazione pubblica, mentre in altre casi le audizioni o parte di esse erano state secretate per anni e classificate "a regime libero" soltanto lo scorso 10 luglio, grazie ad una nuova delibera della stessa commissione antimafia.

Tra le diverse ore di materiale ora disponibile ci sono anche i dubbi di Paolo Borsellino circa le misure di sicurezza per poliziotti e magistrati che come lui combattevano ogni giorno contro la mafia. Borsellino, già nel maggio 1984, lamentava che a causa della mancanza di autisti giudiziari era costretto ad avere la scorta soltanto di mattina:

Desidero sottolineare la gravità dei problemi che dobbiamo continuare ad affrontare... Di pomeriggio, è disponibile solo una macchina blindata. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi libero di essere ucciso la sera.

Quello che emerge da quelle audizioni è l'enorme difficoltà che in quegli anni la magistratura doveva affrontare per contrastare la mafia e la criminalità organizzata, anche a causa della mancanza di strumenti e concessioni da parte dello Stato italiano. Sempre nell'audizione del 1984 il magistrato lamentava i mille problemi quotidiani:

Voglio sottolineare la gravità dei problemi di natura pratica che ogni giorno dobbiamo affrontare. Con la gestione dei processi di mole incredibile, è diventato indispensabile l'uso di attrezzature più moderne, come i computer: il pc è finalmente arrivato ma non sarà operativo se non tra qualche tempo, ci sono problemi gravi di installazione, è stato messo in un camerino. Deve servire per la gestione dell'enorme processo che stiamo portando avanti. È indispensabile, c'è una mole di dati incredibile, il processo impegna ben 4 magistrati. Non bastano più le rubriche artigianali.

Pochi strumenti a disposizione e anche personale ridotto all'osso:

Quanto al personale non si tratta solo di dattilografi e segretari di cui avremmo bisogno di aver garantita la presenza per tutta la giornata, non solo per la mattinata; ma mi riferisco anche agli autisti giudiziari: la mattina con strombazzamento di sirene la gran parte di noi viene accompagnata in ufficio dalle scorte ma il pomeriggio c'è una sola macchina blindata.

La pubblicazione delle audizioni di Borsellino è stata annunciata in una conferenza stampa in Senato dal presidente della Commissione parlamentare antimafia, il pentastellato Nicola Morra, che aveva inviato a partecipare anche Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso. L'uomo ha rifiutato l'invito e scritto una missiva a Morra per illustrare le motivazioni di quel no:

In quella strage mio fratello è stato ridotto ad un tronco carbonizzato senza più le gambe e le braccia, i pezzi di quei ragazzi sono stati raccolti uno ad uno e messi in delle scatole per poi essere identificati, separati e racchiusi in delle bare troppo grandi per quello che restava di loro. Ora, a 27 anni di distanza, non posso accettare che i pezzi di mio fratello, le parole che ha lasciato, i segreti di Stato che ancora pesano su quella strage, vengano restituiti a me, ai suoi figli, all'Italia intera, ad uno ad uno. E' necessario che ci venga restituito tutto, che vengano tolti i sigilli a tutti i vergognosi segreti di Stato ancora esistenti e non solo sulla strage di Via D'Amelio ma su tutte le stragi di Stato che hanno marchiato a sangue il nostro Paese.

Paolo Borsellino

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