19 luglio 1992: oggi, 27 anni fa, la strage di Via D’Amelio


19 luglio 1992: oggi, ventisette anni fa, veniva ucciso in un attentato il giudice Paolo Borsellino insieme a cinque agenti della sua scorta, in via D’Amelio a Palermo. Una strage di mafia nel pieno della stagione stragista di Cosa nostra. Insieme al giudice morirono i poliziotti Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Borsellino e i suoi angeli custodi vennero fatti saltare in aria con un’autobomba piazzata sotto casa della madre e della sorella del giudice, a due mesi circa di distanza dall’altra grande strage di mafia, quella di Capaci, l’uccisione del magistrato e fraterno amico di Borsellino Giovanni Falcone, della moglie e dei loro tre agenti di scorta.

Tanti i momenti di commemorazione e ricordo previsti per oggi. Il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci si recherà sul luogo della strage di Via D’Amelio per deporre una corona di fiori. Presso l'Albero della Pace situato nella stessa via si terrà la manifestazione "Coloriamo Via D’Amelio: per i cittadini di domani".

Borsellino nell'84: "Libero di essere ucciso la sera"

Questo sarà il primo anniversario della morte del giudice Borsellino senza la sorella Rita, morta ad agosto scorso. Questo è anche il primo anniversario da quando la commissione parlamentare antimafia ha desecretato, appena due giorni fa, tutti i suoi atti fino al 2001.

È stato così possibile conoscere cosa diceva nel 1984, 8 anni prima di essere ucciso, Paolo Borsellino davanti ai parlamentari della commissione. Dopo aver lamentato la mancanza di segretari, dattilografi e autisti giudiziari, il magistrato riferendosi a lui e ai colleghi afferma: "La mattina con strombazzamento di sirene la gran parte di noi viene accompagnata in ufficio dalle scorte ma il pomeriggio c'è una sola macchina blindata e io sistematicamente vado in ufficio con la mia auto per poi tornare a casa verso le 21-22". Scortato la mattina ma libero di essere ammazzato alla sera: "La libertà la riacquisto ma non vedo che senso ha perdere la libertà la mattina per essere libero di essere ucciso la sera".

Il magistrato Antonino Caponnetto 4 anni dopo Via D’Amelio intervistato da Gianni Minà rammentò che "Paolo aveva chiesto alla questura – già venti giorni prima dell'attentato – di disporre la rimozione dei veicoli nella zona antistante l'abitazione della madre. Ma la domanda era rimasta inevasa...". Questione che si lega alla teoria della "strage di Stato" e non di mafia, come sostenuto tra gli altri anche da Salvatore Borsellino.

anniversario Borsellino 27 anni fa via d'amelio

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