No-tav promettono battaglia: "Per fare quest’opera dovranno passare sui nostri corpi"

La retromarcia del Movimento 5 Stelle (ed anche della Lega, un tempo contraria) sulla Tav Torino-Lione ha fatto infuriare i NO TAV della Val di Susa. Il Premier Conte ha spiegato chiaramente che non si può più tornare indietro, ma i valsusini non sono comunque disposti ad arrendersi: "La partita non è conclusa, per finire quest’opera dovranno passare sui nostri corpi. Sabato vogliamo andare al cantiere, l’obiettivo sarà avvicinarsi il più possibile, quello che succederà non lo sappiamo. Ma riuscire a bloccare la Tav significa rompere un sistema di potere che è quello che governa questo Paese".

Queste parole le ha pronunciate Dana Lauriola, un'educatrice 37enne - da sempre in prima linea nel movimento No Tav - all'adnkronos. Il via libera del Governo ha fatto "arrabbiare" gli attivisti, come ha ammesso la stessa Lauriola, che ha dovuto metabolizzare l'ennesimo tradimento politico: "Alle nostre assemblee ci sono i 15enni insieme ai loro nonni di 80 anni che iniziarono questa lotta 30 anni fa. Siamo una comunità che si è formata nella lotta e continua a lottare. Anche la Lega, per esempio, una volta era contraria, i loro rappresentanti venivano alle nostre assemblee, oggi è a favore. Rifondazione cambiò idea all’epoca del governo Prodi, ora ha cambiato idea anche il M5S. Ecco perché noi diciamo sempre che ‘non ci sono governi amici’".

Sabato si svolgerà l'ennesima manifestazione davanti al cantiere, ma la Lauriola ci ha tenuto a specificare che non è da considerarsi una risposta all'annuncio di Conte: "La manifestazione era convocata da settimane ed è inserita nel programma del nostro festival annuale ‘Alta felicità’. Sabato interromperemo il festival per andare il cantiere; l’anno scorso eravamo settemila e anche quest’anno speriamo di essere in migliaia".

"Quello che ci interessa è mostrare alle persone cosa significa vivere tutti i giorni in un territorio militarizzato, essere dei bersagli per lo Stato: questo noi non lo accettiamo. Perché finché la gente non vede con i propri occhi a cosa è sottoposta un’intera comunità, non ci crede". C’è un pezzo di Val Clarea "che continua a essere distrutta da quel cantiere allestito in una fortezza naturale che però noi negli anni abbiamo continuato a espugnare".

Quella di sabato si preannuncia essere una manifestazione incandescente: "La gente ci chiede in queste ore se ci saranno incidenti, non ci interessa alimentare questo clima di terrore che stanno ingenerando. Noi siamo tranquilli, proveremo ad avvicinarci il più possibile al cantiere. Sono 30 anni che lottiamo, con la schiena dritta. La partita non è finita. Per fare quest’opera dovranno passare sui nostri corpi".

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