Figlio di Salvini su moto d'acqua della polizia. Odg: "Dal Ministro ancora nessuna scusa per l'intimidazione al giornalista"

Salvini ha ammesso di aver commesso "un errore da papà", consentendo (o forse chiedendo) ai poliziotti di far fare un giro sulla moto d'acqua a suo figlio 13enne. Il Ministro, però, non ha speso una parola in difesa del lavoro del videomaker di Repubblica al quale alcuni poliziotti - senza identificarsi, come avrebbero dovuto fare - hanno cercato di impedire di riprendere la scena.

Il Presidente dell'Odg, Carlo Verna, ha sollevato proprio questa questione: "Anziché difendere la polizia da un suo errore di padre, Salvini avrebbe dovuto stigmatizzare il comportamento di chi ha provato ad impedire il legittimo esercizio del diritto di cronaca. Su questo dal giornalista professionista e ministro dell'Interno ci aspettiamo delle scuse"

L'Fsni, il sindacato unico dei giornalisti italiani, per bocca del Presidente Beppe Giulietti ha definito "inaccettabile" il comportamento dei poliziotti: "Non possiamo far passare questi comportamenti. Nessuno può dire a un cronista che sta svolgendo il suo lavoro, che sta documentando un fatto di interesse pubblico, di abbassare la videocamera. Le videocamere non vanno abbassate. E non solo: chiedo formalmente che sia identificata la persona che ha intimidito e minacciato il videomaker di Repubblica".

Parole di solidarietà nei confronti del giornalista sono invece arrivate da Luigi Di Maio, mentre Nicola Fratoianni (SI) si è augurato che vengano individuate al più presto tutte le persone coinvolte: "Ci auguriamo che gli accertamenti della questura di Ravenna siano celeri ed efficaci e che i provvedimenti non guardino in faccia a nessuno neanche se saranno coinvolti uomini della scorta del ministro dell'Interno".

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