Stampa Estera: "Se Salvini imita Trump nell'attaccare i giornalisti, siete messi male"

La Repubblica sta giustamente continuando ad insistere sul modo in cui il giornalista Valerio Lo Muzio è stato pubblicamente trattato dal Ministro dell'Interno Matteo Salvini durante la conferenza stampa al Papeet Beach di Milano Marittima e oggi ha deciso di tornare alla carica con come l'episodio è stato visto dalla stampa estera, ben più attenta di quella italiana ai rapporti tra giornalisti e personalità al potere.

Due giorni fa il Ministro dell'Interno Matteo Salvini è stato assolutamente chiaro nel suo comportamento: alle domande scomode non si risponde mai, meglio cambiare discorso e sviare l'attenzione dal vero problema. Lo ha fatto più e più volte, rifiutandosi di rispondere sull'intimidazione ricevuta dal giornalista poche ore prima mentre stava riprendendo il giro del figlio del leader della Lega su una moto d'acqua della Polizia di Stato.

Salvini sapeva benissimo che il giornalista avrebbe chiesto conto degli uomini in costume che lo hanno intimidito, lo hanno invitato a lasciare la spiaggia e hanno chiesto i suoi documenti nel tentativo di impedirgli di continua a girare quello che era un comportamento quantomeno fuori dalle righe del Ministro dell'Interno. E per questo Salvini ha subito interrotto il giornalista, lo ha accusato di "divertirsi a fare le foto ai bambini" e si è sperticato in una mossa propagandista eclatante: sfruttare il fatto che nella vicenda fosse coinvolto il figlio per rifiutare di rispondere ad una domanda che col figlio c'entrava ben poco.

Trisha Thomas, presidente dell'Associazione Stampa Estera, non ha alcun dubbio in materia:

Se Salvini, che non hai mai nascosto una sua grande ammirazione per Trump, ha deciso di imitare lo stile del Tycoon di attaccare e insultare i giornalisti che il presidente Usa descrive come 'nemico del popolo', siete messi male voi italiani.

Quello adottato a Milano Marittima non era certamente un comportamento isolato. Salvini non rinuncia mai ad attaccare in modo diretto la stampa italiana ed è ormai solito evitare le domande scomode col trucchetto di spostare l'attenzione altrove, basta nominare il caso Lega-Russia.

In questa occasione, però, a colpire è stata anche l'indifferenza di tutti i colleghi di Valerio Lo Muzio presenti a quella conferenza stampa. Un giornalista viene quasi accusato di essere un pedopornografo da un Ministro che si rifiuta di rispondere ad una domanda legittima e nessuno è corso in supporto dal collega. Lo ha sottolineato a La Repubblica il giornalista statunitense Eric J. Lyman:

La stampa italiana sente molto la concorrenza tra giornalisti di diverse testate, mentre c'è molta più collaborazione, ad esempio, tra giornalisti americani. Non c'è l'idea di 'fregare' la concorrenza: magari c’è questo eccesso di competizione tra testate che potrebbe spiegare il comportamento dei giornalisti durante l'attacco di Salvini a Lo Muzio, il pensare 'non è un mio problema perché lavoro per un'altra testata'. Non si sa mai cosa uno farebbe se si trovasse in quella situazione, mi piacerebbe pensare che io inscenerei una protesta.

Ad oggi la domanda del giornalista di Repubblica è rimasta senza risposta. Chi erano le persone che circondavano Matteo Salvini e che hanno intimidito in modo plateale e disgustoso un giornalista che stava svolgendo il suo lavoro, arrivando anche a dirgli "adesso sappiamo dove vivi?". Non se lo dovrebbe chiedere soltanto la stampa italiana, ma anche l'opinione pubblica che sembra pendere così tanto dalle labbra del "capitano" di una barca che sta perdendo sempre di più la capacità di capire il confine tra realtà e becera propaganda.

Qui Milano Marittima, alla presentazione della Festa della Lega della Romagna. Seguiteci in diretta!

Posted by Matteo Salvini on Thursday, August 1, 2019
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