Salvini: “Raderemo al suolo la casa della fottutissima zingara” - VIDEO

Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini ormai ha quasi carta bianca e si sente libero di dire ciò che vuole senza timore delle conseguenze, certo che la sua enorme macchina di propaganda sia più efficace di qualsiasi attacco delle opposizioni e del Movimento 5 Stelle con cui è al governo.

La cosa più grave, però, è che Salvini se ne frega anche dell'effetto che le sue parole di stampo xenofobo e razzista hanno sui suoi seguaci, conseguenze che stanno portato ad un abbrutimento della popolazione italiana che pende dalle sue labbra. L'ennesimo esempio arriva da Arcore, dove ieri sera il leader della Lega ha tenuto l'ennesimo comizio, a pochi giorni dall'avvio del suo tour estivo.

Lì, acclamato dalla folla come se fosse una rockstar, Salvini si è lanciato nell'ennesimo attacco alla donna nomade che nei giorni scorsi lo aveva minacciato di morte. Dopo averla già definitiva pubblicamente "zingaraccia", Salvini ha abbassato ulteriormente il suo livello - era in veste del leader della Lega, ma resta comunque Ministro dell'Interno e vicepremier, qualsiasi divisa decida di indossare - ed ha rincarato la dose nel modo più becero possibile:

Per i giornalisti il problema non è la fottutissima zingara ma sono io. Raderemo al suolo la casa di questa zingaraccia.

Quello di Salvini sa benissimo, ma che per la narrazione propagandistica che sta portando avanti e che sta funzionando in modo egregio, è che la stampa non lo ha attaccato perchè sostiene che la nomade avesse ragione, ma perchè una figura istituzionale come il Ministro dell'Interno non può toccare livelli bassi come quelli toccati da Salvini. Un Ministro dell'Interno non può insultare chi vuole e quando vuole, non può minacciare e deridere una persona a prescindere dalla situazione di illegalità in cui questa sta vivendo.

Fa più comodo, però, veicolare il messaggio che la stampa stia "dalla parte dei nomadi" e quindi contro i poveri italiani che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Attaccare Matteo Salvini per i suoi comportamenti da sbruffone e per la deriva culturale in cui sta portando l'Italia non significa prendere le difese dei destinatari dei suoi insulti, significa soltanto sottolineare il delirio di potere ormai senza freni e tentare di far aprire gli occhi a quei milioni di cittadini che pendono dalle sue labbra sempre e comunque perchè sono come lui e si identificano in lui.

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