Calenda: "Il Pd è finito. Renzi non risponde al telefono"

La crisi di Governo voluta da Matteo Salvini sembra diventata il pretesto ideale per un regolamento di conti all'interno del Pd. Matteo Renzi - un po' a sorpresa - si è detto pronto ad appoggiare un 'Governo istituzionale' prima di andare al voto, un'ipotesi che Zingaretti e i suoi hanno invece seccamente scartato.

Dopo aver sabotato sul nascere la possibilità di un dialogo tra il Pd di Martina e il M5S e, soprattutto, dopo mesi e mesi nei quali Renzi e in particolar modo i renziani hanno accusato Zingaretti e i suoi di pensare ad un accordo con i 5 Stelle, adesso è proprio Renzi ad aprire a questa ipotesi, incontrando il rifiuto dell'attuale segretario.

Per quanto Zingaretti abbia ottenuto un successo netto nelle primarie, la truppa renziana nei due rami del parlamento è decisamente più numerosa. Renzi sembra proprio voler cogliere questa occasione per separarsi dal Pd e prendere una sua strada, tornando a cullare l'ambizione di andare a costituire quel "partito della nazione" che dovrebbe intercettare i centristi delusi da Forza Italia e dallo stesso Pd.

Nel mezzo, tra Zingaretti e Renzi, c'è invece Carlo Calenda che oggi ha suonato il requiem per il Partito Democratico ai microfoni di 'Circo Massimo', su Radio Capital. Via Radio ha annunciato che il PD per lui "è finito" e l'ha fatto senza troppi giri di parole, lanciando una chiara accusa a Renzi: "Così com'è, è finito sicuramente. Dopodiché può decidere di andare oltre se stesso, rilanciarsi, ricostruirsi in qualcosa di diverso. Ci sono due Pd: uno ha i gruppi parlamentari e un altro ha il partito. Nell'ultima direzione ho proposto di creare una segreteria politica in cui la gente si guarda in faccia e prende una decisione comune. I primi a non volerlo sono stati i renziani. Renzi non si siede con nessuno, non prende la telefonata di nessuno e non discute con nessuno. Questa è la verità"

E ancora: "La scissione nel Pd già c'è. Ormai è un dato di fatto. Renzi ha fatto un'intervista, non solo facendo zompare per aria il Pd ma anche facendolo diventare argomento di conversazione al posto della crisi di governo. Il tutto senza fare una telefonata a nessuno. E questo aveva detto che avrebbe fatto il senatore semplice e che non avrebbe parlato per due anni... pensa se parlava".

Per Calenda l'ennesimo governo dei responsabili rappresenterebbe un errore clamoroso: "rischia di farsi, perché l'impulso all'autopreservazione del ceto politico è gigantesco. E l'ex premier ha bisogno di più tempo per fare il suo partito. Ma così offriremo un'occasione gigantesca a Salvini".

Ovviamente, anche Calenda è convinto di possedere la ricetta giusta: "Non vuol dire che non si lotterà fino alla fine. Io cercherò di costruire un fronte repubblicano, come sto dicendo da mesi, ma insieme al Pd. Si può anestetizzare questa ferita solo rilanciando un grande progetto politico che al momento anche Zingaretti mi sembra non stia lanciando. Se vuole fare il segretario del Pd, e non l'amministratore straordinario della liquidazione deve rilanciare facendo un grande progetto che coinvolga e vada oltre il Pd".

E ancora: "Se avrà il coraggio di farlo, esisterà qualcosa che non sarà il Pd come lo conosciamo oggi. Se non lo farà, il Pd scenderà al 15% e poi ci sarà una sinistra frammentata. E questo significherà consegnare l'Italia a Salvini. Mi batterò contro questa prospettiva. Magari sarò solo come un pirla...".

Come Salvini, anche Calenda vede nelle elezioni l'unica soluzione possibile: "Il confronto democratico con le elezioni. E la costruzione del fronte democratico e repubblicano. Abbiamo una battaglia da fare contro chi ci vuole portare fuori dall'Europa e questa battaglia si fa a viso aperto, non facendo accrocchietti per qualche mese".

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