Open Arms, la Procura di Agrigento apre inchiesta per sequestro di persona

open arms migranti

La Open Arms aspetta da 15 giorni di conoscere il proprio destino dopo aver salvato in mare 161 migranti con 3 diversi interventi. Il primo è datato 1 agosto quando la nave dell'Ong ha recuperato in mare 52 migranti - tra i quali 16 donne e 2 bambini - in acque internazionali, a circa 70 miglia dalla costa libica. Nella notte tra il 1 ed il 2 agosto l'equipaggio ha effettuato un secondo intervento nella stessa zona, facendo salire a bordo altri 69 naufraghi, 32 dei quali minorenni.

Nella notte tra il 9 ed il 10 agosto, quando Malta e Italia avevano già vietato l'ingresso nelle acque territoriali, la ong spagnola ha effettuato un terzo intervento e salvato altri 39 migranti che stavano affondando a bordo di una barca nella zona search and rescue di competenza maltese. Per questi ultimi le autorità maltesi si erano dette disposte a trasferirli su una motovedetta e quindi a trasportarli a terra; una proposta che la ong ha giudicato "inammissibile" perché chiaramente discriminatoria nei confronti degli altri naufraghi salvati nei giorni precedenti.

Con il passare dei giorni ad una 30ina di migranti, alla spicciolata, è stato concesso il permesso allo sbarco - tra Italia e Malta - per ragioni medico-sanitarie, ma gli altri 130 sono ancora a bordo della nave.

Proprio oggi sei Paesi europei hanno offerto la loro disponibilità per accogliere una parte dei migranti a bordo della nave. Intanto, però, i legali della Open Arms hanno presentato due esposti presso la Procura di Agrigento per la mancata esecuzione dell'ordinanza del Tar del Lazio - impugnata dal Viminale - con la quale è stato consentito alla nave di entrare nelle acque territoriali italiane per via della situazione di emergenza a bordo.

Davanti all'esposto dei legali della Ong, la Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo d'indagine per i reati di sequestro di persona, violenza privata e abuso in atti d'ufficio.

La Ong, intanto, ha chiesto l'autorizzazione allo sbarco alla Guardia Costiera che, nei fatti, si è sfilata da questa bagarre comunicando che "per quanto attiene" al Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo di Roma "non vi sono impedimenti di sorta per l'attracco senza indugio a Lampedusa". Anche la Guardia Costiera, adesso, è in attesa di una risposta da parte del Viminale.

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