Open Arms, perché la nave non è andata subito in Spagna?

Ong Open Arms denuncia Italia e Libia

Lo stallo della nave dell'ong spagnola Proactiva Open Arms continua ormai da diciotto giorni consecutivi, tre dei quali trascorsi di fronte al porto di Lampedusa. Dopo sei evacuazioni di emergenza e lo sbarco dei 27 minorenni, acconsentito dal Ministro dell'Interno Matteo Salvini dopo un lunga tira e molla, a bordo della nave Open Arms ci sono ancora 107 migranti che non toccano la terraferma da settimane e che sono costretti a vivere e dormire in condizioni di enorme disagio.

La posizione di Salvini è chiarissima: la nave non sbarca in Italia finché non ci sarà la sicurezza che i migranti a bordo non resteranno in Italia e saranno trasferiti in altri Paesi UE. A questo sta lavorando, con estrema lentezza, la Commissione Europea. Nelle ultime ore sono trapelati i nomi di alcuni Paesi che avrebbero dato disponibilità ad accogliere i migranti, ma non ci sono conferme né certezze.

Oggi, domenica 18 agosto, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha ufficialmente offerto alla nave il porto di Algeciras, che si trova però a sette giorni di navigazione da Lampedusa. Per questo il capitano della Open Arms non ha rifiutato la proposta, ma ha sottolineato che pensare di affrontare un viaggio così lungo in queste condizioni è pressoché impossibile: "Non abbiamo rifiutato l'offerta della Spagna, solo fatto presente che dopo 17 giorni in mare con 107 persone stremate e la situazione di emergenza a bordo non siamo in grado di affrontare 7 giorni di mare".

Matteo Salvini, deciso a portare avanti la propria propaganda politica anche di domenica, ha dato eco a quello che è il pensiero dei suoi sostenitori: perchè la nave Open Arms non è andata subito in Spagna invece di dirigersi verso Malta e Lampedusa?

Frasi come "invece di andare in un porto spagnolo, questi signori tengono in ostaggio gli immigrati a bordo", "non mi fate paura, mi fate pena" e "io non mollo" sono ormai la routine nella propaganda di Matteo Salvini e i suoi seguaci non fanno che ripetere a pappagallo i pensieri esternati dal loro "capitano".

⚠️La Ong spagnola rifiuta il porto offerto dalla Spagna!
Incredibile e inaccettabile, organizzano crociere turistiche e...

Posted by Matteo Salvini on Sunday, August 18, 2019

Vediamo quindi di provare a dare una risposta a quella domanda.

Perché la Open Arms non è andata subito in Spagna?

Il salvataggio dei primi 52 migranti da parte della Open Arms risale al 1° agosto scorso. L'imbarcazione sulla quale si trovavano stava affondando in acque internazionali a circa 70 miglia dalle coste di Zuwarah, in Libia.

La Convenzione internazionale sulla ricerca ed il salvataggio marittimo, siglata ad Amburgo nel 1979 e in vigore ufficialmente dal 1985, prevede che lo sbarco dopo un salvataggio in mare debba avvenire nel porto sicuro più vicino al luogo in cui è stato effettuato il soccorso.

L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) definiscono porto sicuro come la località in cui le operazioni di soccorso si considerando concluse e in cui


  • la sicurezza dei sopravvissuti o la loro vita non è più minacciata;

  • le necessità umane primarie (come cibo, alloggio e cure mediche) possono essere soddisfatte;

  • può essere organizzato il trasporto dei sopravvissuti nella destinazione vicina o finale.

La cosiddetta Convenzione SAR obbliga gli Stati che l'hanno ratificata - l'Italia ha aderito ufficialmente con la legge 3 aprile 1989, n.147 - a "...garantire che sia prestata assistenza ad ogni persona in pericolo in mare... senza distinzioni relative alla nazionalità o allo status di tale persona o alle circostanze nelle quali tale persona viene trovata" (Capitolo 2.1.10) ed a "[...] fornirle le prime cure mediche o di altro genere ed a trasferirla in un luogo sicuro" (Capitolo 1.3.2).

Vista l'area in cui è stato eseguito il primo salvataggio della Open Arms e considerato che né la Libia né la Tunisia possono essere considerati dei porti sicuri, le opzioni non erano molte. Basta anche solo prendere in mano una cartina per vedere che i Paesi più vicini sono Malta e l'Italia. Perché, quindi, prendere anche solo in considerazione la possibilità di affrontare un lungo viaggio verso la Spagna o la costa meridionale della Francia?

Quello che la propaganda di Matteo Salvini si rifiuta di prendere in considerazione è che, anche nella migliore delle ipotesi, le persone tratte in salvo hanno subito abusi e torture, affrontato un viaggio a bordo di un gommone o un'altra imbarcazione di fortuna e rischiato di morire affogate.

La nave Open Arms è riuscita a scongiurare una serie di tragedie annunciate - 52 persone sono state salvate il 1° agosto, 69 persone il giorno successivo e 39 persone nella notte tra il 9 e il 10 agosto - e ha tratto in salvo persone già stremate, in alcuni casi ferite e nella quasi totalità dei casi con traumi difficili o pressoché impossibili da superare.

Di fronte a questo, nonostante la linea politica adottata da Matteo Salvini e dal governo italiano sia ormai ben chiara, così come quella di Malta, la speranza è quella che di fronte alla tragedia si riesca a raggiungere un qualche tipo di rapido accordo per l'accoglienza e l'eventuale trasferimento dei migranti. Ma questo non spetta certamente alla nave che ha effettuato il soccorso, il cui unico obiettivo è quello di portare i migranti verso il porto sicuro più vicino, come previsto proprio dalla Convenzione SAR.

Si potrebbe obiettare che proprio perchè la posizione di Malta e Italia è ormai assodata, spingersi verso i due Paesi significa condannare le persone a bordo a rimanere in stallo per giorni, spesso settimane, proprio come sta accadendo in questi giorni. Muoversi verso la Spagna o la Francia, però, significherebbe assicurare alle persone a bordo almeno sette giorni di navigazione a cui faranno seguito quelli dell'inevitabile stallo che si andrebbe a creare a proprio perchè quelli non sono i porti sicuri più vicini e la Commissione Europea non è velocissima nell'affrontare situazioni come questa.

Neanche questa, in ogni caso, è una valutazione che il comandante della nave deve fare. Una volta identificato il porto sicuro più vicino e valutate le condizioni delle persone a bordo, il passaggio successivo è quello di dirigersi verso quel porto e iniziare a coordinare lo sbarco delle persone a bordo, anche se l'interlocutore ha adottato politiche restrittive e avviato una caccia spietata alle ong.

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