Crisi di governo, è il giorno della verità. Conte al Senato alle 15 affronta Salvini


Crisi di governo, oggi è il giorno della verità: alle 15 sono previste le comunicazioni del premier Giuseppe Conte al Senato, cui dovrebbe seguire il dibattito in aula e l’eventuale voto sulle risoluzioni. La Lega non ha ritirato la mozione di sfiducia presentata contro il presidente del Consiglio ma Matteo Salvini una volta avviata la crisi ha fatto marcia indietro cercando di ricucire con il M5s ai primi timidi segnali di possibile accordo pentastellati-dem.

Conte al Senato, scenari possibili

Cosa farà Conte? Il premier dopo le comunicazioni potrebbe annunciare di dimettersi e salire al Colle provocando la caduta dell’intero governo o parlare all’aula e attendere il dibattito per decidere la prossima mossa. Oppure ancora chiedere un voto di fiducia su quanto detto.

Dopo che il tentativo di rattoppare l’alleanza gialloverde da parte di Salvini si è scontrato con il muro opposto da Beppe Grillo, Luigi Di Maio ha ribadito che i 5 Stelle si affidano al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per capire come uscire dal "disastro" combinato dal vicepremier chiarendo che - consultazioni o meno - un governo con Renzi e la Boschi non è all’orizzonte, è solo una "bufala della Lega".

Nel caso di dimissioni di Conte davanti al Capo dello Stato, senza arrivare alla sfiducia parlamentare, la delegazione di governo dei 5 Stelle salirà al Colle per mettersi nelle mani del Presidente della Repubblica. Salvo sorprese.

Che potrebbero arrivare sia da parte del premier, il cui discorso in aula si preannuncia molto duro nei confronti di Salvini, sia da parte di quest’ultimo, il quale secondo alcune indiscrezioni sarebbe pronto al colpo di scena finale per evitare di dover lasciare il Viminale, comoda grancassa della sua campagna elettorale, accusa Di Maio.

Lato opposizioni, in Forza Italia la tentazione di un governo ponte o comunque di scopo cresce: il primo obiettivo per gli azzurri in questa fase è evitare il voto, ecco perché l’ipotesi di un governo Ursula non è considerata peregrina. Nel Pd invece il segretario Zingaretti ha bocciato la proposta di un governo di corto respiro puntando semmai a un patto di legislatura.

"Come abbiamo sempre detto: attendiamo le dichiarazioni di Conte e l'apertura della crisi. A quel punto alla Direzione del 21 riaffermeremo una posizione chiara: o nel corso delle consultazioni si verificano le condizioni per un governo forte e di rinnovamento anche nei contenuti o è meglio il voto" spiega il segretario.

Il pallino è nelle mani del presidente del Consiglio.

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