Grillo: "Non possiamo scambiare Conte come fosse una figurina”

A 3 giorni dal discorso di Conte in Senato, con il quale ha annunciato le dimissioni dalla carica di Presidente del Consiglio, Beppe Grillo ha deciso di dedicare un lungo post sul suo blog al Premier dimissionario utilizzando un titolo eloquente: "Benvenuto tra gli Elevati".

Per Grillo il Professor Conte è "il primo in tanti anni che nessuno riesce a deridere. In effetti non si lancia in strambe affermazioni, mostra e dimostra un profondo senso di rispetto per le istituzioni, insieme ad una chiara pacatezza ricca di emozioni normali, senza disturbi della personalità".

"Sembra che nessuno voglia perdonare a Conte la sua levatura ed il fatto che ci abbia restituito una parte della dignità persa di fronte al mondo intero. Ha reso possibili delle riforme che questo paese aspettava dai tempi dell'Antica Roma. Ci ha ricordato il senso e l'importanza delle parole (quando hanno importanza e senso) e allora?"

Per Grillo, anche dopo la crisi di Governo, è ancora Conte l'uomo giusto per la poltrona di Premier: "Se dimostreremo la capacità di perdonare le sue virtù sarà un passo in avanti per il Paese, qualsiasi cosa che preveda di scambiare lui, come facesse parte di un mazzo di figurine del circo mediatico-politico, sarebbe una disgrazia. Ora ha pure un valore aggiunto… l'esperienza di avere governato questo strano paese…".

Il cofondatore del Movimento non sembra proprio pronto ad archiviare la parentesi Conte, che secondo il suo parere è stato un Premier di altissimo spessore, soprattutto se paragonato a Berlusconi ("homus olgettinus"), Monti ("Rigor Montis") e Renzi ("il finto rottamatore").

L'opinione su Matteo Renzi, che dovrebbe insieme ai suoi appoggiare questo nuovo Governo, non sembra per nulla cambiata nel tempo: "Un guascone che compare su tutte le reti in una svendita di ferrivecchi ripetendo “venghino siori venghino” salito su a furor di europee, mancette e menzogne: “il daspo ai corrotti! Il daspo ai corrotti!” Anche lui va a Bruxelles, sempre felice di rappresentare al meglio l’Italia, comportandosi come un moccioso sempre appiccicato al telefono, anche lui obbedisce: via i diritti dei lavoratori, dopo la disintegrazione dell’esistenza ai pensionandi del competentissimo predecessore. Un tradimento senza alcuna decenza della storia del suo partito, di quella del paese e dei suoi sistemi di equilibrio sociale. Un personaggio che scorre senza togliersi mai veramente dalle scatole che viene sostituito da un’altra pausa di nulla assoluto, difficile ricordarne il nome".

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