Il "leghista" Paragone non vuole l'accordo col PD. La base si divide

Gianluigi Paragone dimissioni

Mentre i vertici del Movimento 5 Stelle stanno cercando di raggiungere un'intesa con il Partito Democratico, c'è chi già rimpiange l'alleanza con la Lega. Parliamo in particolare di Gianluigi Paragone che nel suo curriculum da giornalista ha anche un'esperienza di due anni da direttore de La Padania, quotidiano della Lega secessionista.

Ieri Paragone, nonostante questo clima di palpabile tensione per il futuro di questa legislatura, è intervenuto alla Berghem Fest della Lega dove ha invitato alla "massima prudenza" il M5S perché "perché di là (nel Pd) sono professionisti del potere". Come se la Lega non fosse attualmente il partito più longevo della scena politica italiana e come se si trattasse di un circolo di educande.

Anche oggi Paragone ha ribadito quella che è la sua idea in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, nella quale si è augurato che si possa trovare "uno spiraglio con la Lega", perché questa si sarebbe battuta "contro il sistema liberista e finanziario", a differenza invece del PD che "rappresenta l'establishment". In alternativa, le elezioni.

È chiaro dunque il disagio di Paragone in questa fase, al punto da aver già fatto sapere di non essere più interessato a presiedere la Commissione Banche; un organo che, peraltro, M5S e Lega non hanno provveduto ad istituire dopo mesi di annunci. A questo punto è lecito anche immaginare che Paragone possa non votare la fiducia ad un nuovo Governo Pd-M5S al Senato, dove la maggioranza sarebbe piuttosto risicata e frastagliata, soprattutto se qualcun altro dovesse seguire il suo esempio.

Tra i contrari ad un accordo con il Pd c'è anche Massimo Bugani, storico esponente dei 5 Stelle nonché componente dell'associazione Rousseau. Anche Bugani non vede possibile un accordo con il Partito Democratico e spinge per il voto, forse anche perché lui non siede in Parlamento. Ecco il suo post pubblicato su Facebook:

«Salvini ci ha follemente cacciati in questa situazione e l'ha fatto come il personaggio della canzone di Vecchioni che "si è superato, non si è visto e ha continuato".

Qualcuno ripone le speranze di un nuovo Governo nel PD di oggi e come al solito il Pd è sempre pronto a deluderle tutte.

Ancor prima di iniziare il tavolo di ieri, le almeno 10 correnti, in perenne guerra tra di loro, stavano già litigando.

È un partito che davanti ad un'occasione incredibile come questa, pone un veto contro la figura di Giuseppe Conte che peraltro sarebbe una garanzia anche per loro.

Stiamo parlando di un partito che evidentemente cerca di fare melina per quanto concerne il taglio di 345 parlamentari. Accampando scuse improbabili.

Il Pd vuole fare un Governo per via della paura e non con il coraggio. Lo vuole fare per paura che Salvini governi da solo, lo vuole fare per paura di andare tutti a casa, lo vuole fare per paura di pentirsi di non averlo fatto.

Nessuna di queste è per me una ragione in grado di garantire solidità ad un eventuale governo M5S-PD.

Se vogliamo bene al Paese dobbiamo avere un progetto culturale comune, un'idea di società in cui al centro ci siano il sapere e la conoscenza.

Quelli che si mettono insieme solo per la paura di stare da soli di solito si lasciano presto oppure vivono infelici.

Il suo Segretario oggi chiude mentre il Capogruppo al Senato Marcucci apre. È evidente che i parlamentari non hanno alcuna intenzione di seguire le linee dettate da Zingaretti.

Questo Pd dovrebbe solo dire sì ai 10 punti, dire sì a Giuseppe Conte e seguire chi ha una identità e un'idea di Italia del futuro: il Movimento 5 Stelle.

Noi del voto non dobbiamo avere paura e non avremo mai paura».

Evidentemente per Bugani con la Lega esisteva "un progetto culturale comune" e "un'idea di società in cui al centro ci siano il sapere e la conoscenza". Una visione quantomeno singolare visto che il Movimento 5 Stelle ha dimezzato il suo consenso proprio per via dell'appiattimento sulle posizione leghiste su alcuni temi particolarmente delicati.

Proprio questo post è stato apprezzato da Paragone, che l'ha condiviso sui social definendo "sagge" le riflessioni di Bugani.

Le parole di Paragone e Bugani non sono però condivise da tutti, anzi. Guia Termini, deputata dei 5 Stelle, ha infatti attaccato frontalmente Paragone, ricordandogli proprio il suo passato da giornalista vicino alla Lega: "Volete sapere come abbiamo perso 6 milioni di voti? Quando abbiamo imbarcato camaleonti che a poco a poco hanno rivelato il loro vero colore. Anche se su certi, il colore era scritto sul loro curriculum".

Dello stesso avviso Giuseppe Brescia, deputato M5S e presidente della commissione Affari costituzionali: "I vari Bugani, Paragone potrebbero fare silenzio e rispettare il lavoro che sta facendo Di Maio in questa fase così delicata. Il mandato dell'assemblea è chiaro, rassegnatevi".

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