Renzi: "La legislatura durerà 5 anni. Non staccherò la spina"

Nei mesi successivi alla sconfitta elettorale del 4 marzo 2018 il Partito Democratico ha avuto la sua occasione per andare al Governo. La trattativa tra 5 Stelle e Lega sembrava scricchiolare e il segretario reggente Martina aprì alla possibilità di intavolare un colloquio. A stoppare tutto arrivò Matteo Renzi, lo stesso che in questa crisi agostana aperta da Salvini si è speso per arrivare alla formazione di un nuovo Governo con il sostegno del PD.

L'ex segretario del Pd è convinto che questo Governo nascerà: "Per me il Governo si formerà. Ovviamente sarà cruciale la discussione sui contenuti. Non potremo mai votare la fiducia a un governo che aumenta l'IVA o che fa passi indietro sulla lotta all'evasione fiscale. In questo senso trovo incoraggianti le prime dichiarazioni di Conte: non dimentichiamo che la procedura di infrazione europea è stata salvata grazie alla nostra fatturazione elettronica. L'Italia è ferma, rimettiamoci a correre".

Non sarà un Governo di transizione secondo Renzi, che punta ad arrivare a fine legislatura: "A mio giudizio la legislatura arriverà al 2023. Lo prevede l'ordinaria gestione della cosa pubblica: le legislature durano cinque anni. E negli ultimi 23 anni solo una legislatura si è interrotta prima dei cinque anni canonici: con Prodi e Bertinotti nel 2006/2008. Per il resto è sempre durata cinque anni. Accadrà così anche stavolta. Che ci arrivi questo governo dipenderà dalla qualità dei ministri che saranno scelti. Mi auguro che il premier voglia scegliere i migliori, mettendo in sicurezza soprattutto i dicasteri più delicati a cominciare da Viminale e Tesoro. Salvini aizzerà le piazze contro il governo e al Viminale ci vogliono nervi saldi e un ministro degno di questo nome".

In molti sospettano che Renzi abbia deciso di appoggiare questo Governo per organizzare un'uscita ordinata dal Partito Democratico, una tesi che lo stesso Renzi respinge: "Dopo quello che è accaduto in questo mese, mi aspetterei un grazie, non la richiesta di garanzie. Ho messo la faccia su un'operazione difficilissima per mandare a casa Salvini, che fino a qualche settimana fa sembrava invincibile. L'ho fatto perché il linguaggio e la postura degli ultimi mesi erano assurdi: pieni poteri, la pacchia è finita rivolto a delle donne violentate, le opacità nelle relazioni con la Russia o sui 49 milioni di euro. Fermare Salvini mi è costato umanamente molto perché per farlo abbiamo dovuto aprire ai grillini: e io ricordo la colata di fango che ho subito in questi anni tramite fakenews e diffamazioni. Vorrei che questa fatica umana fosse riconosciuta: paradossalmente chi lo ha capito meglio di tutti è stato Salvini, che non perde occasione per rimarcarlo. Io non sono quello che stacca la spina: magari posso essere tra quelli che la spina l'ha attaccata, portando la corrente in un luogo in cui non c'era. Al governo che sta per nascere dirò: pensate a lavorare, non a inseguire i fantasmi".

Grillo ha proposto "ministri tecnici", un'idea che non dispiace a Renzi: "Chi fa il ministro è sempre politico, mai solo tecnico. Ma mi piace l'idea: scegliere persone di grande qualità. Ad esempio: con Grillo un anno fa ho firmato un documento a favore dei vaccini, predisposto dal professor Burioni. Ecco, mi piacerebbe che alla Sanità andasse uno come Burioni, con l'assenso anche grillino. Poi magari il prof non accetterebbe. Ma per dire che la proposta di scegliere persone di qualità è sempre vincente. Dopo di che, sceglieranno Conte, Di Maio e Zingaretti".

Scegliendo "ministri tecnici", Di Maio rischia di non trovare posto nella prossima compagine di Governo. Renzi di sicuro non lo vorrebbe al Viminale: "Quello che decideranno lui, Zingaretti e Conte. Certo non al Viminale, dove occorre un professionista della sicurezza e non un ex vicepremier che non ha esperienza in questo senso e sarebbe solo il nemico perfetto per Salvini".

Anche se prospetta un lungo governo, Renzi non vede un futuro da alleati per Pd e M5S: "Mi sembra si corra da un eccesso all'altro. Continuiamo a essere avversari in tutte le città a cominciare dalla Capitale e da Torino. Il nostro giudizio, pessimo, sulla Raggi non cambia perché qualcuno di noi prende un ministero, chiaro? Mi piacerebbe invece che si mettessero più soldi sulle città: l'ultimo piano finanziato è il vecchio piano periferie da 2 miliardi di euro, ideato nel 2015 seguendo la filosofia di Renzo Piano del rammendo. Oggi si dovrebbe rispondere alla richiesta di autonomia avanzata dalla Lega con un grande investimento sulla vivibilità delle città, a cominciare proprio dalle città metropolitane come Roma, Milano, Torino, Palermo, Reggio Calabria, Napoli, Bari, Firenze. Fare l'autonomia passando per i sindaci e non per i consiglieri regionali: spero che il governo abbia la forza di fare una proposta del genere".

Quali saranno le priorità del prossimo Governo lo decideranno Zingaretti e Di Maio, ma Renzi non ha risparmiato qualche suggerimento: "Decideranno i team economici di Pd e M5S. Per me Quota 100 è uno spreco di risorse assurdo, come dimostrato anche recentemente da una inchiesta proprio del Messaggero. Lo scontrino digitale e la lotta all'evasione continueranno a dare frutti, sulla strada già tracciata dalla Leopolda di qualche anno fa e seguita anche dal governo uscente. Evitare l'aumento dell'Iva è un imperativo morale. Poi ovviamente ci sono tante piccole e grandi misure pro crescita a cominciare dallo sblocco dei cantieri che servono, dal trasporto pubblico locale, dall'economia verde, dal piano sul dissesto idrogeologico, dal ripristino di Industria 4.0. C'è spazio per fare un buon lavoro. E mi conforta vedere la reazione entusiasta dei mercati: quando non fai lo spaccone, quando lavori sodo, quando ti riconoscono credibile, gli investitori ti premiano. È bastato far notare il cambio di maggioranza e lo spread è sceso. La prima misura economica è tornare forti in Europa. Nei prossimi mesi cambierà il paradigma economico della Commissione e andremo sempre di più verso gli investimenti, lasciando l'austerity: bene che l'Italia sia al tavolo che conta, senza giocare in serie B come ci costringeva a fare Salvini".

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