Figlio di due madri, il Viminale chiede la cancellazione della trascrizione dell'atto di nascita

Il Ministero dell'Interno - momentaneamente ancora diretto da Matteo Salvini - ha deciso di impugnare un decreto emesso dal Tribunale di Bari nel maggio scorso. I giudici avevano respinto l'opposizione del Viminale per quanto concerneva la trascrizione dell'atto di nascita, fatta nel 2017 dal Comune di Bari, di un bambino di 3 anni figlio di due donne, un'inglese e un'italiana.

La madre naturale in questo caso è quella di nazionalità inglese e il Tribunale di Bari aveva emesso un'ordinanza con la quale aveva sancito che il Ministero dell'Interno non fosse legittimato ad opporsi alla trascrizione.

Il Viminale, attraverso l'Avvocatura dello Stato, ha presentato ricorso contro questa decisione ritenendo di essere invece legittimato: "La trascrizione dell'atto di nascita di un minore che non ha legami di sangue con un italiano è contraria ai principi primari costituzionalmente garantiti quali sono quelli relativi al diritto alla cittadinanza italiana".

Per questo motivo, secondo la tesi sostenuta nel ricorso, il Ministero è "legittimato ad agire in quanto titolare della competenza in materia di tenuta dei registri dello stato civile"; "la situazione di fatto è quella di un bambino nato all'estero da una cittadina di nazionalità britannica al quale è stato attribuito lo status di figlio di una cittadina italiana, con la prima unita civilmente, ma con la quale egli non ha alcun rapporto biologico".

E ancora: "Consentendo tale trascrizione si finisce per attribuire al minore la cittadinanza italiana propria della madre intenzionale, pur non risultando esistere con quest'ultima alcun legame biologico e genetico". Il ricorso verrà discusso il prossimo 12 novembre dinanzi alla prima sezione civile della Corte di Appello di Bari.

La decisione del Ministero è sicuramente figlia della volontà di non riconoscere l'esistenza delle cosiddette famiglie arcobaleno. Ancora una volta si vuole calpestare l'interesse del minore che è sempre preminente rispetto a tutto il resto. L'assenza della stepchild adoption nella riforma Cirinnà si dimostra essere, ancora una volta, una grave mancanza che danneggia solo una categoria di persone: i figli delle coppie omosessuali, trattati come fossero merce di serie b. Una totale stortura considerata anche la riforma del diritto di famiglia del 2014 che ha equiparato a tutti gli effetti i figli legittimi e i figli naturali.

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