Desistenza: la nuova parola d'ordine?

Che cos'è la desistenza? Tanto per cominciare, potrebbe essere la nuova parola d'ordine in vista della tornata elettorale del 24 e 25 febbraio.

Riassumiamo, anche se i nostri lettori lo sanno già molto bene: in virtù della scontata e rinnovata alleanza fra Pdl e Lega Nord, il Senato è in bilico a causa della Regione Lombardia e del porcellum. A complicare il quadro delle ipotesi c'è anche la presenza di Rivoluzione civile, la lista di Ingroia che potrebbe rosicchiare voti a sinistra.

E rendere in bilico altre regioni, come per esempio la Sicilia. Ed eccola qui, allora, la desistenza di cui si parla in questi giorni.

Ma di cosa si tratta?

Si tratta di un patto elettorale non formalizzato ma che si concretizza, nella sostanza, con la rinuncia da parte di un partito a presentarsi in una serie di collegi uninominali, invitando i propri elettori a votare per una coalizione (in cambio di una rinuncia analoga della coalizione in altri collegi).

Un patto simile fu stretto fra l'Ulivo di Romano Prodi e il Partito di Rifondazione Comunista di Fausto Bertinotti nel 1996. Il risultato fu la vittoria della coalizione e un risultato elettorale notevolissimo di Rifondazione (8,6%).

Da parte di Ingroia, dicono che il Pd abbia chiesto loro la desistenza. Ma il Pd nega. Come andrà a finire?

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