Governo Conte Bis, Di Maio farà un appello per il sì? L'entusiasmo sembra svanito

Luigi Di Maio su sicurezza a Roma

Questa mattina Luigi Di Maio ha incontrato a Palazzo Chigi i ministri e i sottosegretari della componente pentastellata. Li ha ringraziati ed ha ribadito di essere "orgoglioso di loro e del lavoro svolto". Per il momento gli occhi del leader pentastellato sembrano dunque rivolti perlopiù al passato, nel quale continua a specchiarsi con uno sguardo sempre più malinconico.

Nel maggio del 2018 Di Maio si spese moltissimo per arrivare ad un accordo con i leghisti, sponsorizzando a più riprese il lavoro che stava svolgendo. Una volta completata la stesura del contratto di Governo, lo descrisse come la rappresentazione plastica di "un momento storico" per l'Italia, sostenendo che in quelle pagine non c'erano solo le proposte e le promesse del Movimento da lui guidato, ma addirittura "le persone che aveva incontrato in campagna elettorale".

La sua presentazione dell'accordo fu molto enfatica e accompagnata da larghissimi sorrisi; sembrava quasi sotto l'effetto di una sostanza galvanizzante. Solo dopo aver fatto queste premesse, aggiunse che l'ultima parola sarebbe stata comunque degli iscritti, invitandoli a votare "nonostante quello che dicono tutti i giornaloni italiani e stranieri, nonostante qualche burocrate a Bruxelles e nonostante lo spread". L'appello di Di Maio era insomma chiarissimo: votare sì al contratto di Governo, perché era la strada giusta da percorrere. Un appello da leader indiscusso, che nessuno degli eletti si permise di mettere in discussione facendo una campagna per il no o annunciando il voto contrario.

Tutto si concludeva con un appello finale, chiedendo di confermare tutte le decisioni già prese al tavolo con la Lega: "Adesso è il vostro momento. Abbiamo lavorato più di 70 giorni per arrivare fino a qui e proporre quanto tutti insieme abbiamo detto in campagna elettorale".

Oggi, invece, le cose non stanno andando allo stesso modo. Di Maio, oggettivamente, non sembra avere lo stesso entusiasmo. Sembra essere lui il primo a non volersi schierare, come se non volesse assumersi la responsabilità di questa scelta, che molto probabilmente non è sua. Nel maggio 2018, invece, chiedeva a tutti un placet per fare quanto già promesso in precedenza, suggerendo apertamente già la risposta giusta.

Proprio oggi, secondo fonti M5S, durante la riunione a Palazzo Chigi si sarebbe solo limitato a dire che "dipende tutto" dal risultato del voto.

Il leader al volante di una fuoriserie, che conduceva lui per tutti con il sorriso sulle labbra, si è insomma trasformato in uno scorbutico autista di autobus, nervosamente fermo ad un bivio mentre aspetta che i passeggeri si mettano d'accordo su quale svolta prendere.

Non sono casuali, in tal senso, gli interventi di Grillo di questi giorni, che oggi ha anche ammesso di essere "incazzato e stupefatto" perché il suo capo politico non riesce a "cogliere il bello intrinseco nel poter cambiare le cose".

Altri uomini simbolo del Movimento 5 Stelle hanno già iniziato a lanciare i loro appelli per il voto di domani sulla Piattaforma Rousseau, mentre per il momento Di Maio continua a latitare.

Forse, questa volta, è davvero iniziata l'epoca della democrazia diretta tanto sbandierata dai 5 Stelle; a decidere cosa fare saranno solo gli iscritti e Di Maio si limiterà, meccanicamente, ad eseguire quanto ordinato.

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