Brexit, Boris Johnson perde la maggioranza in Parlamento

Boris Johnson

Il premier britannico Boris Johnson ha perso la maggioranza alla Casa dei Comuni dopo che l'ago della bilancia, il parlamentare del Partito Conservatore Phillip Lee, è passato al gruppo dei Liberaldemocratici e, quindi, all'opposizione.

Dopo le numerose defezione delle ultime settimane a causa della posizione di Boris Johnson sulla Brexit, la maggioranza alla Casa dei Comuni era appesa ad un solo parlamentare, che ha deciso di lasciare il Partito Conservatore per protestare contro l'intenzione del governo di "arrivare ad una Brexit dannosa" per il Regno Unito.

Nell'immediato non ci saranno conseguenze per il nuovo primo ministro, a meno che non si riesca nei prossimi giorni, prima della chiusura del Parlamento fino al 14 ottobre, a votare una mozione di sfiducia.

Brexit, Boris Johnson pensa alle elezioni anticipate?


2 settembre 2019

La Brexit è sempre più vicina e la mossa del primo ministro britannico Boris Johnson di tenere chiuso il Parlamento fino al 14 ottobre prossimo, due settimane prima dell'effettiva uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, ha creato ulteriore scompiglio in un momento già molto delicato.

Ad opporsi alla mossa di Johnson, che ha ottenuto anche il via libera dalla Regina Elisabetta II, non è stata soltanto l'opposizione, ma anche una parte dei parlamentari del Partito Conservatore di cui Johnson è il nuovo leader dallo scorso luglio. Prolungare la chiusura del Parlamento, infatti, significa limitare il più possibile le opzioni di chi non vuole uscire dall'UE senza un accordo.

Ad oggi Johnson, che ha raccolto il testimone di Theresa May, non è riuscito a fare alcun passo in avanti con l'UE e ha reso ancora più concreta la possibilità di una Brexit senza accordi, la cosiddetta "Brexit dura" a cui la maggior parte dei parlamentari si oppone da sempre. Johnson, invece, è intenzionato a rispettare la data del 31 ottobre 2019 a qualunque costo ed è sempre stato un sostenitore di una Brexit senza accordi.

Come risolvere la situazione? Non avendo più il supporto incondizionato da parte del Partito Conservatore, Johnson vorrebbe quindi tornare quanto prima al voto con la speranza di ottenere un Parlamento più favorevole. Ed è quello che il premier starebbe facendo proprio in queste ore in una riunione urgente del gabinetto: chiedere di appoggiare la richiesta di elezioni anticipate.

La riunione è stata indetta a sorpresa nel pomeriggio di oggi, lunedì 2 settembre 2019, e in serata Johnson dovrebbe incontrare anche i parlamentari del Partito Conservatore per fare il punto della situazione.

La finestra per un'elezione prima del 31 ottobre si sta per chiudere. Se il piano di Johnson si riuscisse a realizzare, il Parlamento potrebbe essere sciolto già nella giornata di venerdì 6 settembre e in questo modo ci sarebbe tutto il tempo per chiamare i cittadini britannici ai seggi già l'11 e al più tardi il 17 ottobre, appena due settimane prima della Brexit.

Questa, però, potrebbe essere una scommessa pericolosa per Johnson, che come Matteo Salvini punta a fidarsi dei sondaggi. Se la maggior parte dei cittadini britannici ha avuto un ripensamento sulla Brexit, le urne saranno il modo migliore per esprimere quel dissenso e far tornare al potere il Partito Laburista di Jeremy Corbyn, che alle elezioni generali del 2017 era il secondo partito con appena 2,4 punti sotto al Partito Conservatore.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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