Il bilancio del governo gialloverde: 278 decreti da scrivere, 108 già scaduti

Il governo gialloverde guidato da Giuseppe Conte è stato in carica per 14 mesi a partire dal 1 giugno 2018 ed ha legiferato a partire da un contratto di governo sottoscritto da Movimento 5 Stelle e Lega con la promessa di rimanere entro quei limiti.

Per l'Italia si è trattato di un vero e proprio esperimento ed ora che quell'avventura si è chiusa è tempo di fare un bilancio. Non siamo noi a farlo, ma l’Ufficio per il programma di governo che fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Pochi giorni fa è stato pubblicato il rapporto che dà conto di quanto accaduto tra il 1 giugno 2018, giorno dell'insediamento, e il 31 luglio 2019, pochi giorni prima che Matteo Salvini aprisse volontariamente la crisi di governo.

L'esecutivo gialloverde ha tenuto 67 sedute del Consiglio dei Ministri e deliberato 186 provvedimenti legislativi che includono 112 disegni di legge, 40 decreti attuativi e 24 decreti legge. Tra quei 186 provvedimenti, però, 89 riguardano la ratifica di trattati internazionali, 26 il recepimento della normativa comunitaria e solo 71 riguarda politiche di settore.

Se per una serie di provvedimenti l'esecutivo gialloverde non ha potuto far altro che adeguarsi alle direttive europee e quelle in arrivo dai trattati internazionali, quelli di iniziativa del governo sono stati 69 in totale. E qui le cose si fanno interessanti: di quei provvedimenti legislativi, il 52.2% (36 provvedimenti) è diventato effettivo senza la necessità di decreti attuativi.

L'attuazione del restante 47,8% (33 provvedimenti) è stata rinviata a 352 provvedimenti attuativi, ma solo 74 di loro sono stati adottati. Molto, quindi, è stato lasciato a metà e non soltanto perché il mese scorso Matteo Salvini ha deciso di aprire una crisi di governo.

Alcuni decreti attuativi hanno una data di scadenza e l'obiettivo è sempre quello di riuscire ad approvarli entro quel termine, ma per 108 di loro il governo gialloverde non ce l'ha fatta. Il governo M5S-Lega lascia quindi in eredità al nuovo esecutivo 278 provvedimenti ancora da approvare, di cui solo 130 non hanno una data di scadenza.

Quali provvedimenti non sono stati approvati?

Il documento dell'Ufficio per il programma di governo non si limita a fornire i numeri, ma ci dà il dettaglio di tutti i provvedimenti, a cominciare dalla Legge di Bilancio 2019 che ne prevedeva ben 111. Di questi ne sono stati approvati soltanto 35 e ne restano quindi 76: 36 di questi, però, sono già scaduti e gli altri 40 da approvare, che saranno raccolti in eredità dal nuovo esecutivo, non hanno una scadenza.

Tra questi figurano il decreto attuativo "Modalità semplificate per lo svolgimento di concorsi per nuove assunzioni presso la P.A", "Modalità per incrementare il tempo pieno nella scuola primaria" o "Disposizioni in materia di credito di imposta per le erogazioni liberali per progetti di bonifica ambientale su terreni ed edifici pubblici". È stato fatto scadere il decreto "Modalità per il rilascio della carta della famiglia, destinata alle famiglie costituite da cittadini italiani o appartenenti a Paesi dell’Unione europea" e anche quello per il rilascio della Carta europea della disabilità in Italia.

Solo 14 decreti attuativi sui 26 previsti per Interventi urgenti per Genova (L. 130/2018) sono stati approvati e solo uno dei 21 previsti dallo Sbloccacantieri. 3 decreti attuati approvati sui 55 previsti dal Decreto Crescita e solo 2 dei 17 previsti dal Decreto Sicurezza e Immigrazione (L. 132/2018).

Al di là dei proclami fatti dai vertici dell'esecutivo, i numeri parlano chiaro. Ci si può vantare di aver introdotto il Reddito di Cittadinanza, ma il non aver dato seguito alla quasi totalità dei provvedimenti attuativi previsti non significa aver lasciato il lavoro in sospeso? E non sempre si tratta di provvedimenti minori. Per il Reddito di Cittadinanza, ad esempio, non è stato attuato il decreto che stabilisce le "modalità di verifica della fruizione del reddito di cittadinanza attraverso il monitoraggio degli importi spesi e prelevati sulla Carta Rdc", mentre per Quota 100 non si sono mai definiti i "Criteri e modalità di funzionamento del Fondo di garanzia per l'accesso all'anticipo dell'indennità di fine servizio (Tfs) richiesto dai lavoratori che fruiscono di quota 100".

Per il dettaglio vi invitiamo a consultare il documento integrale disponibile a questo indirizzo.

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