Paragone: "Non voterò la fiducia". Come la mettiamo con la 'democrazia diretta'?

"Resto della mia idea, il mio sarà un 'no' politico". Dopo aver annunciato il suo voto contrario sulla Piattaforma Rousseau ad un Governo Conte Bis, Gianluigi Paragone oggi ha annunciato che non voterà la fiducia al nuovo Governo nonostante l'esito della consultazione tra gli iscritti.

Bisogna fare una premessa: Paragone così facendo appare due volte coerente. In primo luogo perché conferma la sua ostilità nei confronti di un'alleanza con il Partito Democratico dopo aver salutato la Lega, fatto spiegabile anche pensando al suo passato da direttore de La Padania che lo rende sicuramente più affine ai leghisti.

In secondo luogo Paragone si dimostra coerente rispetto al recente passato. Pur avendo criticato apertamente i senatori dissidenti dei pentastellati, si è sempre detto contrario alle loro espulsioni, giudicando legittime le loro posizioni politiche differenti all'interno del Movimento 5 Stelle. Parliamo del caso di Gregorio De Falco e successivamente anche dei casi riguardanti Paola Nugnes ed Elena Fattori, quest'ultima poi "graziata" dai probiviri.

Paragone ha spiegato così la sua decisione di non voler votare la fiducia: "È chiaro che, come ho già detto, rispetto il giudizio di chi ha votato sulla piattaforma Rousseau. Quello è il mio popolo e io sono un vero populista. Sarò il meno duro possibile ma non posso votare la fiducia. Il mio sì non c'è, vedrò come fare per essere coerente con quello che penso e con quello che la base del M5S ha deciso".

E ancora: "Il ministro che mi piace di meno di questo governo? Sicuramente Roberto Gualtieri, che è uno dei custodi della liturgia europeista. E siccome io non sono uno stretto osservante di questa liturgia, dirò no alla fiducia al Conte bis".

Pur volendo rispettare la coerenza di Paragone, viene da porsi una domanda: come la mettiamo con la tanto sbandierata democrazia diretta? Quando la base prende una decisione a maggioranza bisognerebbe rispettarla, attenendosi a quanto prescritto. Paragone non lo sapeva di essere stato eletto in forza ad un Movimento che ha sempre sostenuto la necessità di introdurre il vincolo di mandato per deputati e senatori, in quanto meri esecutori della volontà popolare?

Paragone, dunque, si sta dimostrando sicuramente coerente rispetto a quanto affermato durante questo anno e mezzo da senatore. Al tempo stesso, però, è macroscopica la sua incoerenza di fondo quando rivendica una libertà che non può essere contemplata all'interno dei meccanismi della democrazia diretta.

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