Conte incassa la fiducia anche al Senato, 169 i sì (VIDEO). Il premier: "Nuovo inizio per l’Italia"


AGGIORNAMENTO - Il governo Conte 2 ottiene la fiducia anche al Senato dopo la Camera. L'aula di Palazzo Madama ha approvato la mozione di fiducia a sostegno del nuovo esecutivo Pd-M5S-LeU con 169 voti a favore, ben al di sopra della maggioranza (152). 133 i voti contrari e 5 gli astenuti.

Uscendo dall’aula del Senato il premier ha risposto alle domande dei giornalisti sulla prossima legge di bilancio che per prima cosa dovrà trovare 23 miliardi per sminare l’aumento dell’Iva: "La Manovra si fa in Italia" ha detto Conte a chi gli aveva chiesto se il suo viaggio di mercoledì a Bruxelles serva ad avviare la delicata trattativa con l’Ue sulla prossima legge finanziaria.

"Il Parlamento ha votato la fiducia al Governo. Un nuovo inizio per l'Italia, una stagione riformatrice di rilancio e speranza. Costituzione e rispetto delle Istituzioni la nostra bussola, gli interessi degli italiani il nostro obiettivo. Al lavoro con coraggio e determinazione" ha scritto poi il premier sui suoi profili social.

Conte contro Salvini: "Voleva pieni poteri. Non vedo dignità dei suoi voltafaccia"

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è intervenuto oggi al Senato per la replica alle dichiarazioni che si sono susseguite dalle 10 nel giorno del voto di fiducia al nuovo esecutivo.

Prima di concentrarsi sul programma di governo, già illustrato ieri alla Camera e in un lungo documento depositato stamattina anche al Senato, Conte ha voluto replicare all'opposizione che si è accanita contro di lui e contro il nuovo governo a suon di proclami e inesattezze.

Conte non nomina direttamente Matteo Salvini, ma il riferimento è evidente:

Molti degli interventi soprattutto delle forze di opposizione indulgono pressoché prevalentemente sul passato. Vi è poi chi è rimasto fermo all'8 agosto, al momento in cui, con una certa arroganza e scarse cognizioni di diritto costituzionale, ha ritenuto, nell'ordine, di attivare unilateralmente una crisi di Governo - e questo è pienamente legittimo - ma poi, in più, ha ritenuto, ancora, di poter unilateralmente decidere di portare il Paese alle elezioni. Ancora più unilateralmente ha deciso di portare il Paese alle elezioni e alla campagna elettorale da Ministro dell'interno. E, ancora, ha deciso, sempre unilateralmente e arbitrariamente, di concentrare definitivamente nelle proprie mani tutti i pieni poteri.

Questa affermazione ha provocato la furia dei senatori leghisti, che hanno iniziato a gridare e fare versi in senso di protesta, al punto da spingere Conte a fare una doverosa precisazione:

Non abbiate paura delle parole. Sono qui da stamattina in religioso silenzio e ho ascoltato tutti i vostri interventi. Potete non essere d'accordo, ma forse sarebbe corretto consentirmi di esprimere quello che devo dire.

Ripreso il proprio discorso, il Premier ha continuato a descrivere il comportamento della Lega:

Se questo era lo schema, il progetto, l'obiettivo, è comprensibile che tutti coloro che l'hanno ostacolato, pur nel rispetto della Costituzione e con senso di responsabilità, per evitare al Paese una grave, gravissima incertezza ed economica, siano diventati nemici. Assegnare ad altri le proprie colpe è il più limpido, il più lineare percorso per rimanere deresponsabilizzati a vita, per non confrontarsi con le conseguenze delle proprie decisioni. È un modo certo, per quanto mi riguarda non il migliore, per conservare la propria leadership, per scacciare via gli errori politici. D'altra parte errare è umano, succede spesso a tutti, anche in politica, riuscire a dare agli altri la colpa dei propri errori è il modo migliore in politica per conservare la leadership di un partito.

E, ancora:

Evocate spesso, e lo ripetete, il concetto di dignità, un concetto veramente molto importante, soprattutto sul piano giuridico, perché, come si dice, è il diritto fondamentale della persona, ma la dignità, per quanto riguarda il ruolo e le funzioni del Presidente del Consiglio, non sono e non possono essere riconosciute o meno a seconda che lavori al vostro fianco o meno e sia con voi al Governo. Ero l'alfiere degli interessi nazionali fino a ieri e oggi scopro che non lo sono mai stato. La dignità può derivare solo dal fatto di servire con disciplina, onore e con il massimo impegno, il massimo sforzo e la massima determinazione il mio Paese e gli interessi degli italiani, non altro. Poi, con calma, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, spiegherete al Paese, visto che evocate e vi legate a questo concetto, cosa ci sia di dignitoso in tutti i subitanei e repentini voltafaccia che ci sono stati in poche settimane.

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