Conte e la partita dei viceministri e sottosegretari, il premier ha fretta: totonomine


Incassata la fiducia nei due rami del parlamento, il governo Conte bis ora è alla partita dei viceministri e sottosegretari. Per l’esecutivo giallorosso sono una quarantina le caselle di sottogoverno da riempire che in base ai rapporti di forza dovrebbero essere così suddivise: 22-23 sottosegretari e vice saranno scelti tra le file del Movimento 5 Stelle, 17-18 tra quelle del Pd e un paio da LeU.

Conte vorrebbe chiudere la partita entro stanotte, per far giurare i nuovi viceministri e sottosegretari nel primo Cdm di domani dopo la fiducia, ma le trattative sulla spartizione delle poltrone starebbe suscitando mugugni nella maggioranza: "Il Movimento non è un ufficio di collocamento" hanno fatto sapere con un comunicato i presidenti di commissione pentastellati della Camera ieri sera dopo la fiducia al Senato.

Totonomine sottosegretari Conte 2

E si scatena come sempre in questi casi il totonomine. Il Messaggero dà per certa solo Simone Valente del M5S allo Sport parlando di scontro aperto per il vice di Gualtieri al Ministero dell’Economia e delle Finanze dove il Pd vorrebbe Antonio Misiani e i 5 Stelle la riconferma di Laura Castelli oppure Stefano Buffagni che però potrebbe anche andare anche al Mise, come vice di Patuanelli.

E Danilo Toninelli? L’ex titolare del Mit, che non sarebbe stato avvertito del siluramento nemmeno con un sms, sarebbe offeso per il trattamento ricevuto ma soprattutto non avrebbe intenzione di passare da ministro a vice o peggio a sottosegretario: "Sto bene in Senato, sto prendendo dimestichezza con l’aula".

Per l’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta, altra grande esclusa e delusa dalla formazione del nuovo governo, si profilerebbe invece un posto di sottosegretario all’Interno. Per il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra si era parlato fino all’ultimo dell’Istruzione, l’esponente M5S potrebbe ora diventare viceministro al Miur affiancato da un sottosegretario dem.

Ancora per il Movimento 5 Stelle, Pierpaolo Sileri andrebbe alla Sanità e Francesco D'Uva alla Cultura. Per il Pd gli altri nomi che si fanno solo quelli di Luigi Marattin al Mise o al Mef, Roberto Morassut agli Enti locali e Lia Quartapelle agli Esteri ad affiancare il grillino Manlio Di Stefano. Gian Paolo Manzella andrebbe all’Energia. Al Pd andrebbe anche la delega all’editoria e agli enti locali.

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