Papa Francesco: "La xenofobia è una malattia"

I quattordici mesi del governo gialloverde hanno acuito la xenofobia in Italia. O meglio, hanno in qualche modo autorizzato razzisti e xenofobi ad esternare il loro odio a suon di aggressioni, insulti e dichiarazioni di superiorità al grido di "prima gli italiani". E se è vero che i vertici dell'esecutivo hanno sempre cercato di sminuire la cosa, è stata la cronaca a darci conto della gravità della situazione.

Se ne è resa conto l'Europa, se ne sono resi conto all'ONU e l'hanno capito anche al centrosinistra italiano che ora è tornato al governo insieme al Movimento 5 Stelle. E lo sa bene anche Papa Francesco, che da mesi lancia appelli e viene inondato dalle critiche dei sostenitori di Matteo Salvini e dei suoi alleati. Ieri, al ritorno dall'Africa, il Santo Padre è voluto tornare sull'argomento:

Le xenofobie tante volte cavalcano sui cosiddetti populismi politici. Ho detto la settimana scorsa o l’altra che delle volte sento in alcuni posti discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel ’34.

Bergoglio fa un discorso generale, ma c'è qualche migliaia di cittadini italiani che dovrebbe comunque sentirsi chiamato in causa:

Io ho letto sui giornali di questo problema della xenofobia. Ma non è un problema solo dell’Africa, è una malattia umana, come il morbillo. È una malattia, ti viene, entra in un Paese, entra in un continente.

Xenofobia e ignoranza vanno spesso a braccetto e il compito di chi governa è anche quello di educare i cittadini ed aprire le loro menti. Fin troppo spesso, anche in Italia, si è voluto cavalcare la xenofobia attribuendo agli stranieri la responsabilità o corresponsabilità dei problemi di un Paese.

Alzare muri ed isolarsi dal resto del Mondo, ha continuato Papa Francesco, può portare soltanto ad una cosa:

E mettiamo muri, no? E i muri lasciano soli coloro che li fabbricano. Sì, lasciano fuori tanta gente, ma coloro che rimangono dentro i muri rimarranno soli, e alla fine della storia sconfitti per delle invasioni potenti. Ma la xenofobia è una malattia: una malattia 'giustificabile', tra virgolette, no la purezza della razza, ad esempio, per nominare una xenofobia del secolo scorso.

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