Elezioni 2013, Lazio: Zingaretti "con tutti tranne che con i Radicali"

Si avvicina il momento delle elezioni 2013 anche per la Regione Lazio: il "trono" regionale sarà conteso fondamentalmente tra Nicola Zingaretti, ex-Presidente della Provincia di Roma e candidato per il PD, e Francesco Storace, già Presidente della Regione Lazio, travolto dallo scandalo Laziogate (da cui è stato completamente assolto poche settimane fa), leader de La Destra e candidato ufficiale di tutto il centrodestra, Pdl compreso.

Se a destra Storace è riuscito a strappare l'appoggio (seppur "condizionato" da certi malumori) del Pdl, a sinistra Zingaretti ha chiesto, anche se il termine più appropriato è "preteso", solo candidature che rappresentino un totale rinnovamento al gruppo Pd in Regione, anche in virtù degli scandali sui rimborsi elettorali che hanno fatto venir un gran mal di pancia alla base del Pd laziale.

E' successo così che durante i colloqui con le liste esterne al Pd per stabilire le varie alleanze anche chi ha denunciato il malaffare interno alla giunta regionale del Lazio si veda mettere alla porta: nello specifico parliamo dei due consiglieri radicali in regione, Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, 75 anni in due, estremamente attivi e produttivi in Regione, grazie al cui lavoro è stato possibile per il giornalista Sergio Rizzo, del Corriere della Sera, pubblicare questo articolo, che ha scoperchiato il vaso di Pandora laziale e portato alle dimissioni della giunta.

Se di rinnovamento si tratta questo deve essere totale; in base a questo principio tutti, nessuno escluso, devono "fare pippa", come si dice a Roma, e starci: nessun riciclato, nemmeno chi ha sempre lavorato con onestà. O forse, proprio chi ha lavorato sempre con onestà?

Il gruppo Pd del Lazio, capeggiato storicamente da Esterino Montino, è stato anch'egli protagonista della spartizione milionaria di fondi pubblici tra partiti, tra tutti i partiti "tranne i Radicali" come si ripete orgogliosamente a via di Torre Argentina: un orgoglio che nasce dalla consapevolezza di un comportamento semplicemente lecito; la posizione dei consiglieri Pd in Regione, come dicevamo, ha creato parecchi malumori alla base del Pd: è stato così deciso da Massimiliano Smeriglio (assessore alla Provincia) e da Nicola Zingaretti di imporre il veto sulle candidature definendo una

esigenza di rinnovamento

che deve colpire tutti indiscriminatamente. Posto che, è evidente, tale esigenza è di importanza vitale per la sopravvivenza della rappresentanza politica nelle istituzioni, suona stonata l'intenzione di buttare tutti nel calderone come un populista qualsiasi, ivi compresi gli unici che denunciarono quegli scandali milionari che oggi vengono rappresentati con le facce di Fiorito e Maruccio, ma che in verità hanno trasversalmente interessato tutti i gruppi consiliari in Regione (tranne, appunto, i Radicali).

Una posizione così commentata da Emma Bonino, vicepresidente del Senato:

Ho cercato tante volte Zingaretti, ma è sempre occupato. La posizione è chiara: vanno bene tutti tranne i Radicali. Zingaretti sa perfettamente che hanno fatto bene nei loro schieramenti a dire che chi è stato in consiglio regionale del Lazio, con le mani in pasta, senza aprire bocca, non è candidabile. Ma Lo stesso Zingaretti sa altrettanto bene che parecchi consiglieri regionali del Pd o loro amici e consorti stretti hanno trovato posizione di sicura elezione alla Camera dei deputati. Dire no all'alleanza con i radicali chiedendo di non candidare i nostri consiglieri uscenti è una scusa umiliante per Zingaretti stesso. Se comportarsi bene come hanno fatto i nostri consiglieri uscenti diventa un peccato da scontare, questo la dice lunga sulla futura gestione. Mi sarebbe piaciuto guardarlo negli occhi per dirgli 'come ti permetti?'. Questo umilia anche e soprattutto i simpatizzanti del Pd. A livello nazionale la situazione è altrettanto chiarissima, così come anche in Lombardia, altrettanto paradossalmente, paghiamo la colpa di aver chiesto chiarezza per tutti e non solo per gli avversari politici.

Dall'ufficio stampa di Zingaretti il silenzio è assordante: "parla Gasbarra" (che è un po' gran cerimoniere del Pd nella Regione Lazio) è il mantra che troppo spesso si ripete nell'entourage del candidato Presidente; Giuseppe Rossodivita, al centro di questa interessante polemica sulle candidature laziali, ha così commentato:

Uno che occupa poltrone istituzionali da un decennio, prima come Presidente di Municipio, poi come Deputato e ancora come Assessore alla Provincia di Roma (Massimiliano Smeriglio, ndr), senza che la memoria politica del Paese ne conservi vividi ricordi, sarebbe dovuto essere più prudente. [...] Riteniamo di aver innovato molto di più noi in due anni e mezzo, rendendo pubblici e trasparenti i finanziamenti dei gruppi regionali del Lazio, di quanto Smeriglio e Zingaretti abbiano fatto in tutte le loro lunghe carriere dentro le istituzioni. La Regione Lazio funzionava da sempre così come l’abbiamo trovata noi. L’aver dato corpo alla trasparenza, come il PD – da sempre in regione – non aveva mai fatto, ha determinato la valanga che ha poi portato la Guardia di Finanza in sette regioni e il Governo Monti ad intervenire con decreto. Nel Lazio questa situazione ha fatto venir meno equilibri di potere partitocratico e clientelare interni alla burocrazia del PD.

Il sospetto che effettivamente si cerchi di epurare definitivamente dalla politica italiana una realtà, quella radicale, la quale, bisogna riconoscerlo, nel bene o nel male è stata al centro di due fondamentali spartiacque della società e della politica italiana nella seconda Repubblica (i referendum sull'aborto e sul divorzio) e che rappresenta per certi aspetti la punta di diamante internazionale della quale il nostro paese può fregiarsi (ne sono dimostrazioni recenti l'istituzione della Corte Penale Internazionale o la messa al bando internazionale delle mutilazioni genitali femminili), è un sospetto concreto.

Anche perchè, leggendo i nomi sulle liste Pd Lazio per il Senato e per la Camera, alcuni nomi sono stati ben riciclati, non potendo certamente il Pd rinunciare a 15-20mila preferenze che alcuni di loro garantiscono alla grande macchina democratica: Bruno Astorre (che ha rappresentato il Pd all'Ufficio di Presidenza, l'organo che tra le altre cose si occupa dei finanziamenti pubblici ai gruppi consiliari), Carlo Lucherini, Claudio Moscardelli, Francesco Scalia, Daniela Valentini, tutti candidati (con buone possibilità di entrare) a Palazzo Madama, Marco Di Stefano a Montecitorio, Esterino Montino candidato sindaco a Fiumicino (la città dell'aeroporto più importante di Roma).

Via | Agenzia Radicale
Foto | 06blog

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