Cnn: "Attacco a raffinerie saudite con missili cruise lanciati dallʼIran". Trump: "Non voglio la guerra ma siamo pronti"

Secondo la Cnn ci sarebbero "probabilità molto alte" che l'attacco alle due maxi raffinerie Aramco in Arabia Saudita sia opera di missili cruise lanciati da una base militare iraniana al confine con il vicino Iraq.

L’emittente USA nel dare la notizia cita investigatori americani e sauditi. Secondo le stesse fonti sarebbe da escludere che le traiettorie dei missili siano compatibili con postazioni di lancio così lontane come lo Yemen, da cui sono partite le rivendicazioni, da parte dei ribelli Houthi, legati a Teheran.

"Stiamo cercando di capire se l'Iran è dietro gli attacchi in Arabia Saudita. Non voglio una guerra con l'Iran, cercherò di evitarla, ma gli USA sono pronti con le migliori armi, jet, missili e altri sistemi" ha detto il presidente americano Donald Trump alla stampa durante un incontro alla Casa Bianca.

L'inviato speciale dell'Onu in Yemen, Martin Griffiths, davanti al Consiglio di Sicurezza ha riferito: "Non è interamente chiaro chi sia dietro l'attacco alle strutture petrolifere saudite. È un incidente estremamente serio, con conseguenze che vanno molto oltre la regione" aggiungendo che "gli attacchi rischiano di trascinare lo Yemen in una conflagrazione regionale".

Intanto il prezzo del petrolio a New York è salito di oltre il 10%, a 60,36 dollari al barile.

Riad, attacco a raffinerie di petrolio: "Produzione -50%, useremo riserve"

15 settembre 2019 - Dopo l’attacco con droni a due raffinerie di petrolio, l’Arabia Saudita ha fatto sapere che attingerà alle riserve di oro nero per compensare al taglio della produzione, pari a 5,7 milioni di barili al giorno, la metà della produzione saudita.

In conseguenza degli attacchi di ieri sono venute a mancare il 5% delle forniture mondiali di greggio. Riad ha comunicato oggi la decisione di far fronte all’emergenza facendo leva sulle riserve strategiche, che a giugno erano pari a 188 milioni di barili.

Il timore è che il prezzo del greggio possa salire fino a 100 dollari al barile se non verranno subito ripristinati i livelli di forniture. L’attacco con i droni ha avuto come bersaglio due mega raffinerie Saudi Aramco, la compagnia nazionale saudita del petrolio la cui produzione supera appunto i 10 milioni di barili al giorno.

La compagnia è tra le più grandi al mondo ed è la prima finanziatrice del regime di Riad perché posseduta al 100% dal governo saudita.

Pompeo accusa Teheran

Dopo l’attacco, gli USA hanno puntato il dito contro l’Iran: il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha bollato come falsa la rivendicazione dell’attacco da parte dei ribelli yemeniti Houthi, prevalentemente sciiti e legati a Teheran.

La replica dell’Iran agli Stati Uniti

"Invece di accusare gli altri Paesi, gli USA prendano atto che i problemi di questa regione derivano dalla loro presenza nell’area" anche "supportando l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi e fornendo loro armi e informazioni" ha detto il presidente iraniano Hassan Rohani replicando alle accuse degli Stati Uniti.

La condanna di UE e ONU

L’UE, per bocca della portavoce dell'Alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini, si è detta preoccupata per la stabilità del Medio Oriente dopo gli attacchi alle raffinerie saudite che "pongono una minaccia reale alla sicurezza regionale. In un periodo in cui le tensioni nella regione sono alte l'attacco mina il lavoro in corso per la de-escalation e il dialogo".

Anche le Nazioni Unite hanno condannato l’episodio. Il segretario generale Antonio Guterres ha chiesto di prevenire una "escalation" degli attacchi, lanciando un appello alla moderazione" e alla "prevenzione dell’intensificarsi della tensione" invitando al "rispetto in qualsiasi momento della legge umanitaria internazionale".

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