Scissione Pd, non tutti i renziani sono pronti a seguire Renzi

La scissione nel Pd tiene banco, anche per i tempi e i modi con la quale potrebbe trasformarsi in realtà. Renzi e una parte dei suoi fedelissimi sono pronti allo strappo immediato, ma non tutti la pensano allo stesso modo. Secondo varie indiscrezioni, Renzi sarebbe determinatissimo e potrebbe annunciare la creazione dei nuovi gruppi già a domani sera in televisione, quando sarà ospite di 'Porta a Porta'.

Un big renziano, sentito da Adnkronos, avrebbe usato parole molto nette: "La decisione di andarcene è presa. Che senso ha aspettare ancora? Per ascoltare l'ennesimo appello, magari nemmeno del tutto sincero, all'unità? Frenature? Non credo ci saranno". Si tratta, in questo caso, di una fonte che ha però chiesto di restare anonima, motivo per il quale queste parole - con tutto il rispetto per i colleghi di Adnkronos - vanno prese con le pinze.

In ogni caso l'uscita di scena di Renzi dal Pd potrebbe non riscuotere tanto successo. La sua truppa alla Camera e al Senato non sembrerebbe, infatti, così compatta. Stando sempre alle voci che circolano, solo una 20ina di deputati sarebbero pronti al grande passo, raggiungendo per un pelo la soglia minima per la formazione di un nuovo gruppo.

Al Senato, invece, le cose andrebbero anche peggio e i senatori renziani - compreso lo stesso Renzi - fuoriuscendo dal Pd potrebbero al massimo confluire nel gruppo misto. Il motivo è semplice: i fedelissimi di Renzi non avrebbero condiviso, appunto, i tempi e i modi avendo appena formato un nuovo Governo voluto e benedetto dallo stesso ex Premier.

Perfino il Sindaco di Firenze, il super-renziano Dario Nardella, non è favorevole a questa scissione: "Non posso che dire nuovamente agli amici del Pd che vogliono lasciare il partito di pensarci bene, perché abbiamo bisogno di un partito forte e plurale. E credo che con questo nuovo Governo ci siano tutte le condizioni per lavorare uniti, perché abbiamo dimostrato che uniti si può far bene".

Un'altra renziana come Simona Malpezzi, fresca di nomina come sottosegretaria per i rapporti con il parlamento, ha tentato di frenare: "Io ho appena giurato, c'è un governo che deve lavorare, il resto non interessa agli italiani". Dello stesso avviso Alessia Morani, altra neo sottosegretaria al Mise: "Faccio un appello all'unità. Il Pd è la nostra casa. Mi auguro davvero che Matteo non lo faccia, però io rimarrò nel Pd"

La deputata Lia Quartapelle, da qualcuno descritta come una "renziana non ortodossa", ha pubblicato un tweet sul tema: "Siamo sicuri che due partiti prendano più voti di un partito? Lo chiedo soprattutto a chi da segretario, valorizzando un gruppo dirigente ampio e nuovo, ci ha portato al 40%".

Dell'argomento ha parlato anche Enrico Letta a Circo Massimo su Radio Capital, reputando non credibile una separazione in questo momento: "Io non sono minimamente preoccupato, è una cosa non credibile, non c'è alcuno spazio per una separazione a freddo o per una separazione consensuale. Quando ci sono delle scissioni sono delle rotture drammatiche. Quale sarebbe la rottura? Perché non c'è un ministro di Pontassieve? Come la spieghiamo agli italiani? In questo momento c'è bisogno di unità e umiltà".

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