Scissione Pd, Palazzo Chigi: Conte perplesso, Renzi doveva parlare chiaro prima della formazione del governo


Fonti di Palazzo Chigi bacchettano l’ex rottamatore del Pd diventato scissionista: "Il presidente Conte, durante la telefonata ricevuta lunedì sera da Matteo Renzi, ha chiarito di non volere entrare nelle dinamiche interne a un partito. Ha però espresso le proprie perplessità su una iniziativa che introduce negli equilibri parlamentari elementi di novità, non anticipati al momento della formazione del governo".

Come dire, se l’obiettivo era quello, il premier non lo aveva capito. Che Renzi sia un animale politico di tutto rispetto nessuno lo mette in dubbio. Ma se tatticamente la sua mossa (regia del governo Pd-M5S e addio ai dem per avere un peso determinante nella nuova maggioranza) gli dà un ruolo importante nell’immediato, e potenzialmente per l’intera legislatura, a livello strategico il senatore fiorentino potrebbe pagare caro l’azzardo.

Renzi, dopo aver detto che avrebbe parlato del suo futuro politico solo alla Leopolda, tra un mese circa, ieri sera ha chiamato a sorpresa il presidente del Consiglio spiegandogli la sua intenzione di lasciare il Pd, formando due nuovi gruppi parlamentari, alla Camera e al Senato, che sosterranno comunque il governo.

La telefonata a Conte è arrivata solo dopo il giuramento di vice ministri e sottosegretari, cioè a squadra di governo completata. "Rimane singolare la scelta dei tempi di questa operazione" rimarcano da Palazzo Chigi.

Anche la reazione di Conte era ovviamente calcolata. "Mi fa impazzire quando mi danno per morto" ha detto Renzi a Repubblica. Intanto non tutti i big renziani (vecchi e nuovi) sono pronti a seguirlo in questa scommessa. In ogni caso ci saranno due ministre del nuovo governo, Bonetti e Villanova. Il premier è avvertito.

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