Renzi vuole fare il Macron e potrebbe allearsi con lui in Europa

Il PD potrebbe perdere i "renziani" anche nel gruppo dell'Europarlamento.

Renzi Macron

Matteo Renzi ieri ha comunicato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai Presidenti di Camera e Senato Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati che dal PD si staccheranno due nuovi gruppi di senatori e deputati che faranno capo a lui. Ma che cosa succederà nel Parlamento Europeo? La scissione avrà conseguenze anche a livello internazionale?

Se lo chiedono in molti, soprattutto perché Renzi è molto più vicino ai liberali di Emmanuel Macron e Guy Verhofstadt che ai socialisti di cui fa parte il PD. E proprio per il Presidente francese l'ex sindaco di Firenze non ha mai nascosto la sua ammirazione e, visto quanto fatto nelle ultime ore, si può dire che lo stia emulando.

Ricordiamo infatti che Macron era il ministro dell'Economia, dell'Industria e del Digitale del secondo governo di Manuel Valls, sotto la presidenza di François Hollande (di cui è stato a lungo consigliere). Ha fatto parte del Partito Socialista francese dal 2006 al 2009, poi è stato indipendente dal 2009 al 2016, anno in cui ha fondato La République En Marche, il suo partito, proprio in vista della candidatura alle elezioni presidenziali del 2017 che ha vinto con oltre venti milioni e mezzo di voti al secondo turno, dopo averne ottenuti otto e mezzo al primo.

In Europa, En Marche fa parte del nuovo gruppo Renew Europe, cui aderiscono il Partito Democratico Europeo e il Partito dell'Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l'Europa. I renziani potrebbero confluire in questo gruppo, se non fosse che proprio in questi giorni una renziana doc come Simona Bonafè è stata eletta vicepresidente dei Socialisti e Democratici all'Eurocamera, un ruolo di prestigio al quale sarebbe molto difficile rinunciare.

E se i renziani davvero si spostassero in Renew Europe, il Partito Democratico, che in S&D ha un ruolo di rilievo, potrebbe perdere prestigio. Insomma, la scissione è appena cominciata e le reali conseguenze si potranno vedere soltanto nei prossimi mesi, non soltanto sul Parlamento e sul governo italiani, ma anche a livello europeo.

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