Brexit, Presidenza Ue: "Probabile un'uscita senza accordo"

L'Unione Europea è sempre più pessimista rispetto alla Brexit. La data del 31 ottobre si avvicina e, al momento, sul tavolo non c'è nessuna prospettiva di accordo. Il parlamento inglese ha respinto l'intesa sottoscritta da Theresa May, costretta a farsi da parte di fronte ad una situazione di assoluto stallo.

Proprio a lei, che durante la campagna referendaria si era esposta per il remain, è spettato l'ingrato compito di condurre la trattativa, sostituendo in questo compito chi nel Partito Conservatore si era fatto promotore e sostenitore dell'uscita dall'Unione.

Nelle vesti di Primo Ministro ha trattato con l'Ue ed ha ottenuto il massimo che si poteva ottenere dai negoziati. Il suo accordo è però stato giudicato inaccettabile, nonostante l'Ue abbia continuato a ripetere che quella sul tavolo era e sarebbe rimasta l'unica proposta possibile.

Dal luglio a Downing Street è arrivato Boris Johnson, uno dei principali sostenitori della Brexit, che ha provato a fare la voce grossa e di fatto a ricattare l'Ue, minacciando di essere pronto ad uscire senza sottoscrivere alcun accordo, consapevole che questa scelta danneggerebbe anche l'economia dell'Unione. Anche a Johnson, però, l'Unione Europea ha risposto picche.

I Paesi membri, infatti, non si possono permettere di perdere questo braccio di ferro, perché altrimenti metterebbero a rischio la tenuta stessa dell'Unione. Anche a costo di danneggiare l'economia, tutti sono d'accordo nel tenere la barra dritta in questa fase, continuando a sostenere che l'unico accordo possibile è quello siglato dalla May.

In questo momento un'uscita disordinata del Regno Unito appare, dunque, lo scenario più probabile. Tytti Tuppurainen, Ministra agli Affari Europei della Finlandia, Paese che in questo momento ha la presidenza di turno dell'Ue con il Premier Matti Vanhanen, ha confermato che l'Unione si sta preparando allo scenario peggiore: "il Regno Unito continua a ripetere di essere pronto ad uscire senza un accordo. Quindi, i preparativi vanno velocizzati".

L'Unione continua comunque ad aspettare un segnale distensivo da Londra, anche se non ci sono molte speranze che questo arrivi: "le opinioni restano divise. Solo il fermo rifiuto di un'uscita senza accordo ha aggregato una maggioranza. Malgrado ciò, il governo britannico continua ad insistere sulle sue linee rosse. La scadenza del 31 ottobre si avvicina a grandi passi, e abbiamo di fronte a noi più incertezza, non meno. Questa situazione piuttosto cupa non ci deve distrarre: la nostra priorità resta avere un ritiro ordinato e spero che riusciremo ad averlo".

Nonostante la nomina a primo ministro di Johnson, la situazione non si è minimamente sbloccata: "Da luglio il Regno Unito ha un nuovo primo ministro. Purtroppo è sempre più chiaro che ciò non ha aiutato a chiarire la situazione e la posizione negoziale del Regno Unito. Per quanto riguarda le questioni più complicate, come il confine irlandese, non è stata presentata ancora alcuna proposta concreta".

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