Renzi: "Io esco dal PD ma nella Ditta rientreranno D’Alema e Bersani. Legislatura fino al 2022"

"Perché stare nel PD che si riprenderà D’Alema e Bersani?". Matteo Renzi torna per un attimo a vestire i panni del rottamatore citando gli avversari interni di un tempo ora che, uscito dai dem, ha fondato Italia Viva. E torna a parlarne per attaccare il partito di cui è stato segretario.

A chi lo critica di opportunismo politico e di voler tenere sotto scacco la maggioranza, con i 40 parlamentari che lo hanno seguito, Renzi replica che il suo nuovo partito non nasce per fare giochi di Palazzo, ma per parlare a chi è fuori dal Palazzo: "Noi vogliamo riportare le persone ad appassionarsi, a impegnarsi nella politica. Dopo sette anni di impegno diretto in prima fila, non c'è stato un giorno in cui io non sia stato bersagliato dal fuoco amico".

Renzi, ospite stamattina di Tutta la città ne parla su Radio Rai Tre, prosegue spiegando perché ha lasciato il Pd: "I litigi e le divisioni hanno avuto la meglio sulle idee. A fronte di tutto questo, come due persone che le hanno tentate tutte per cercare di restare insieme, mi sono detto 'per quale motivo io devo continuare a essere un intruso nella storia della Ditta che nei prossimi mesi si riprenderà D'Alema, Bersani e Speranza'. Invece faranno senza di noi".

Chiaramente "sarebbe stato più comodo rimanere in un angolo a godermi la rendita di chi mi diceva 'bravo! Hai mandato a casa Salvini'. Ma ci sono momenti in cui occorre avere il coraggio di fare delle scelte, più che adagiarsi sulle comodità. Ora io riparto da zero, con lo zaino in spalla" dice l’ex premier.

Renzi punta al centro. Ma in termini di caccia al consenso quell’area non è già abbastanza affollata? No, perché Italia Viva nasce per mettersi in gioco in "uno spazio politico grande come una prateria". Poi a proposito dell’identità del partito l’ex premier aggiunge "non so se si possa definire con le tradizionali categorie della politica. Se vogliamo possiamo definirlo riformatore o riformista, oppure di sinistra o di centro sinistra o moderato".

In ogni caso "tutte queste sono parole che lasciano il tempo che trovano, se non sono inserite in una riflessione politica, in primo luogo su cosa sia la sinistra. Per me la sinistra non è quella che attacca i ricchi ma che prova ad attaccare la povertà. Il mio governo, ad esempio, ha portato il fondo per combattere la povertà da 20 mln a 2,7 mld di euro. Questa è una misura di sinistra".

Poi Renzi fissa l’orizzonte: "Nel momento in cui ci siamo presi l'impegno di garantire che la legislatura arrivi all'elezione del presidente della Repubblica nel 2022 vuol dire che noi non saremo quelli che fanno il controcanto quotidiano". Conte può stare sereno.

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