La ministra Bonetti lancia il Family Act: "Cittadinanza italiana ai figli degli stranieri con lo Ius Culturae"

Elena Bonetti family act ministra

La ministra della famiglia Elena Bonetti lancia il Family Act e promuove la nuova modalità di acquisizione della cittadinanza italiana, in conseguenza di un percorso formativo, prevista dal ddl sullo Ius culturae: "Un bambino, figlio di stranieri, che concluda un ciclo di studi nel nostro paese deve avere la cittadinanza italiana con lo Ius culturae".

Il ragionamento di Bonetti è il seguente: "Se lo Stato investe nella formazione di una persona, poi è giusto che la valorizzi. Diversamente, è come far allenare un giocatore tutta la settimana e poi tenerlo in panchina".

La ministra renziana, che come la collega dell’Agricoltura Bellanova ha comunicato la sua adesione a Italia Viva, ne ha parlato a La Stampa nel quadro delle iniziative che il suo ministero vuole mettere in campo per "porre il tema della famiglia, con un progetto di sistema che combatta la denatalità e rimetta l’educazione al centro".

Bonetti ha illustrato il doppio significato "dell'asilo gratis e dell'assegno unico" ovvero da una parte "incentivare il ritorno al lavoro dopo la gravidanza" e dall’altra "riconoscere il valore dell’educazione e lottare contro le sacche di diseguaglianza" a partire già dall'infanzia. "Vedremo cosa inserire nella manovra, in base alle risorse. Ma bisogna fare in fretta" ha aggiunto.

Che cos’è lo Ius culturae

Ma che cos'è lo Ius culturae (che irrompe come alternativa al dibattito sullo Ius soli)? Come si legge nel dettaglio sul sito del Senato, la misura è una fattispecie nuova di acquisto della cittadinanza italiana dopo un percorso formativo.

Lo Ius culturae:

"è oggetto dall'articolo 1, comma 1, lettera d) del disegno di legge.
Si introduce una modalità di acquisto della cittadinanza, inedita per l'ordinamento italiano.
Beneficiario è il minore straniero, che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età.
Egli acquista di diritto la cittadinanza, qualora abbia frequentato regolarmente (ai sensi della normativa vigente) un percorso formativo per almeno cinque anni nel territorio nazionale.
Tale formazione consiste in: uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione; o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali, idonei al conseguimento di una qualifica professionale.
Nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva di tale corso.

Sulla falsariga della legge n. 91 del 1992, la cittadinanza si acquista - anche per tale nuova fattispecie - mediante dichiarazione di volontà.

Questo significa che:

"Essa è espressa (all'ufficiale dello stato civile del Comune di residenza del minore) da un genitore legalmente residente in Italia o da chi eserciti la responsabilità genitoriale, entro il compimento della maggiore età dell'interessato.
Ai fini della presentazione della dichiarazione da parte del genitore, è dunque richiesta la sua residenza legale, la quale presuppone la regolarità del relativo soggiorno.
Anche per tale fattispecie l'interessato può rinunciare alla cittadinanza acquisita, entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, purché in possesso di altra cittadinanza, e, viceversa, fare richiesta di acquisto della cittadinanza (del pari entro due anni dal raggiungimento della maggiore età), ove il genitore non abbia reso la dichiarazione di volontà"

Bonetti ha voluto chiarire che lo Ius culturae non fa parte del programma di governo "né spetta a me occuparmene" ma il sasso è stato lanciato nello stagno. Secondo la ministra "fu un errore non approvarlo nella scorsa legislatura e per questo con i Comitati di azione civile promossi da Renzi lo abbiamo rilanciato con una proposta di legge" perché "i bambini nati e cresciuti qui e che chiudano un ciclo scolastico come le elementari o le medie, devono avere la cittadinanza. La loro identità è italiana" ribadisce la ministra.

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