Draghi: "Eurozona ha rallentato più del previsto. Chi può spendere, lo faccia"

Oggi si è tenuta l'ultima audizione al Parlamento Ue per Mario Draghi, sostituito ufficialmente da Christine Lagarde alla Presidenza della BCE lo scorso 17 settembre. Draghi ha fatto un bilancio degli anni della sua presidenza - in modo particolare per quanto riguarda l'ultimo periodo - ed ha anche regalato qualche consiglio per il futuro.

Draghi ha dovuto affrontare una situazione economica molto delicata, all'interno della quale "la Bce ha ripetutamente e chiaramente dato prova della propria disponibilità e determinazione per raggiungere l'obiettivo primario della stabilità dei prezzi, come stabilito nei trattati".

A condizionare tutto c'è il rallentamento della crescita nei Paesi dell'area euro che si è rivelato "superiore a quanto avessimo previsto in precedenza" a causa della "debolezza del commercio internazionale in un ambiente di persistenti incertezze legate alle politiche protezionistiche e ai fattori geopolitici". In questo momento, ha sottolineato Draghi, i Paesi che "hanno un settore manifatturiero relativamente grande sono più vulnerabili a qualsiasi svolta del ciclo economico globale", come ad esempio la Germania che "è oggi uno dei membri dell'area dell'euro più colpiti dal rallentamento".

Quando, per la prima volta, nel dicembre 2011, Draghi ha parlato davanti alla Commissione Econ "l'area euro era in piena instabilità finanziaria" e da quel momento "ha fatto molta strada in parte grazie al sostegno fornito dalla politica monetaria della Bce".

Per tenere i tassi bassi, Draghi ha forgiato lo strumento del Quantitative Easing. Questo scenario "va inserito nel contesto del continuo calo dei rendimenti reali a cui abbiamo assistito dagli anni '80. E questa tendenza non è unica nell'area dell'euro ma riflette in gran parte fattori più strutturali come un rallentamento della crescita della produttività, che può essere invertito attraverso un'ambiziosa agenda di riforme strutturali".

Draghi è convinto che "la politica monetaria" non abbia "finito gli strumenti a propria disposizione o che la sua efficacia sia esaurita", ma ha sottolineato la necessità di varare "politiche di bilancio" adeguate alla situazione.

In questo momento "i governi con spazio nei bilanci, che affrontano un rallentamento, dovrebbero agire con tempestività, e allo stesso tempo i governi con alti debiti dovrebbero perseguire politiche prudenti e rispettare gli obiettivi".

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