PD, Zingaretti: "Solo un grande partito può combattere e resistere al populismo"

Dal 3 al 6 ottobre le giornate del tesseramento nelle piazze italiane.

Si è svolta oggi la prima Direzione nazionale del PD dopo la scissione operata da Matteo Renzi. Il segretario Nicola Zingaretti non ha evitato l'argomento e nella sua relazione ha detto:

"Vorrei chiarire che non c’è stato un istante degli ultimi venti giorni nel quale ho vissuto la scissione come un elemento positivo o come un elemento di liberazione da un problema. Ho fatto della tensione unitaria la cifra di questa segreteria e così intendo andare avanti. Ovviamente reputo sbagliata questa scelta di Renzi, e tra i motivi c’è il fatto che di fronte all’enormità dei problemi è sbagliata e antiquata la divisione dei compiti: semmai serve più Pd come cuore pulsante delle culture, per un di più di innovazione"

Zingaretti ha poi detto che c'è la volontà di aprire "una fase fondativa di un'altra stagione storica del PD" e ha parlato anche della lotta contro il populismo, non ricordando, forse, che i suoi attuali alleati di governo, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, si sono sempre professati orgogliosamente populisti. Il segretario ha spiegato:

"Dobbiamo combattere sapendo che il rischio della forza della destra non sono solo le politiche diverse dalle nostre ma la sostituzione dell’idea stessa di democrazia liberale. Salvini è il volto italiano di processi globali profondi. Solo un grande partito italiano può combattere e resistere al populismo. È in questa fase che si misura la capacità delle democrazie occidentali di risolvere i problemi delle persone. Ma concretamente, non dimostrandolo nei documenti"

E ha detto che serve un'agenda diversa:

"Far capire che c’è una alternativa al governo dell’odio. Vedo i rischi del populismo di opposizione ma vedo l’opportunità di rappresentare l’esistenza di una proposta diversa"

Poi, sul rapporto con il MoVimento 5 Stelle, ha detto:

"Va presa la misura nel rapporto con i 5 Stelle: noi non dobbiamo fotografare le differenze e utilizzarle per raccattare voti come faceva la Lega. Non è demagogia dire che decidono le regioni dentro una vocazione unitaria. In ogni realtà dobbiamo verificare la possibilità di allargare il nostro campo. I rischi ci sono tutti, ma vedo anche tutte le opportunità. Se lavoreremo bene le opportunità sono in come intendiamo il governo, costruendo una fiducia sul futuro degli italiani e delle italiane. Guai, ora che governiamo il Paese, ad abbassare la guardia sulle difficoltà che gli italiani stanno vivendo"

Poi ha aggiunto:

"Le mozioni congressuali che si sono confrontate sei mesi fa si interrogavano su come costruire un’alternativa ai gialloverdi. Ora questo scenario è stato superato in positivo. Siamo proiettati in un’altra fase. È ovvio che dobbiamo ricostruire una proposta politica. Dobbiamo costruire e riverificare un progetto politico adeguato ai mesi che ci attendono, e per fare questo c’è bisogno non di meno, ma ancora di più di un partito a vocazione maggioritaria"

Zingaretti ha aperto nuovamente alle minoranze, come, occorre ammettere, ha fatto fin dall'inizio della sua segreteria:

"Avremo bisogno non solo delle minoranze e vedremo in che forma riorganizzare i dipartimenti. Ma dovremo aprire il Pd a forze sociali, territoriali, a comunità. Faremo scelte straordinarie perché al cambiamento del governo corrisponda una rinascita della società e una nuova forma di democrazia. C’è un nuovo PD da costruire"

Nicola Zingaretti prima Direzione dopo scissione

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