Onu, Bolsonaro: "L'Amazzonia non è un patrimonio dell'umanità"

Jair Bolsonaro è tornato a parlare dell'Amazzonia alle Nazioni Unite, dove ha ribadito che la foresta "non è un patrimonio dell'umanità", bensì una risorsa naturale che il Brasile ha diritto di gestire come meglio crede. Il Presidente con simpatie naziste ha anche detto che: "È un errore affermare che è patrimonio dell'umanità; è un malinteso confermato dagli scienziati dire che le nostre foreste amazzoniche sono i polmoni del mondo". Un'affermazione, questa, falsa: la foresta dell'Amazzonia produce, secondo le stime più contenute, il 10% dell'ossigeno prodotto dall'intero pianeta. Si potrebbe discutere sulla correttezza della definizione di "polmone del mondo", ma resta il fatto che la foresta amazzonica è fondamentale per la vita umana e non solo.

Bolsonaro in questa occasione è anche tornato ad attaccare la stampa internazionale che avrebbe esagerato nel riportare la situazione dell'Amazzonia questa estate: "Non è successo quello che i giornali internazionali hanno raccontato. Erano tutte bugie".

Qui occorre fare una precisazione, perché Bolsonaro parte da un dato di realtà che sbandiera decontestualizzandolo per dar manforte alla propria tesi: è vero che gli incendi di questa estate non hanno rappresentato un'eccezione, bensì sono stati nella media degli ultimi 15 anni. Il dato che ha preoccupato tutti, però, è un altro.

Per i precedenti Presidenti gli incendi erano un problema da affrontare. Monitorare gli stessi serviva infatti a capire quali e quanti sforzi fossero necessari per ridurli il più possibile. Ricordare che gli incendi di quest'estate non sono stati superiori rispetto alla media dovrebbe solo rappresentare una magra consolazione.

In ogni caso, a creare allarme era ed è il totale disinteresse espresso da Bolsonaro nei confronti di un problema, quello degli incendi, che sicuramente già esisteva. Bolsonaro è arrivato perfino a rifiutare i fondi messi a disposizione dopo il G7, continuando contestualmente a rivendicare il diritto alla deforestazione. Il Presidente del Brasile ha perfino licenziato gli scienziati che si sono opposti pubblicamente alla sua politica. Tra questi, per fare un esempio, Ricardo Galvao che fino ad inizio agosto era a capo dell'Istituto nazionale di ricerche spaziali.

L'Inpe in Brasile ha il compito di osservare e monitorare proprio l'evoluzione della deforestazione. Quando l'istituto diretto da Galvao ha pubblicato i nuovi dati aggiornati al luglio scorso, che mostravano un notevole incremento della deforestazione in Amazzonia nei mesi precedenti, Bolsonaro l'ha accusato di mentire, senza fornire alcuna controprova. Il mese dopo Galvao è stato sollevato dal suo incarico.

Questo è lo stile di Bolsonaro, da sempre scettico - per usare un eufemismo - rispetto all'emergenza climatica. Solo per questo la stampa internazionale ha iniziato a parlare dell'Amazzonia e della sua gestione; non esiste alcun complotto contro di lui, che semplicemente paga a livello internazionale le sue scelte politiche.

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