Di Maio: "È arrivato il momento di introdurre il vincolo di mandato"

Luigi Di Maio contro Ungheria

Il Movimento 5 Stelle è in stato di agitazione. Luigi Di Maio teme altri "tradimenti" dopo quello di Gelsomina Vono, senatrice eletta nel M5S e passata oggi al Gruppo Italia Viva di Matteo Renzi. I malumori sono molti e per questo motivo Di Maio ha ribadito che adesso avvierà "tutte le procedure per chiedere il risarcimento di 100mila euro", come previsto nella scrittura privata firmata da ogni candidato del Movimento 5 Stelle prima delle elezioni.

Il Ministro degli Esteri è però tornato anche a rilanciare l'idea di introdurre un vincolo di mandato per i parlamentari: "Ne parlerò con il Pd, dobbiamo mettere fine a questo mercato delle vacche, sia i parlamentari che cambiano gruppo che i gruppi che li fanno entrare. È arrivato il momento di introdurre il vincolo di mandato: se cambi gruppo vai a casa".

Provando a rilanciare questa idea, Di Maio ha messo in evidenza l'enorme momento di difficoltà che sta vivendo nel tenere insieme il suo partito. Sono molti quelli che non lo riconoscono più come "capo politico" del Movimento 5 Stelle, anche se le motivazioni alla base di questo dissenso sono le più disparate: ci sono i delusi per il passaggio dalla Lega al Pd; quelli che contestano i suoi metodi; i delusi rimasti fuori da entrambi i Governi; i "trombati", ovvero chi ha perso un posto da Ministro o da sottosegretario in questa fase di transizione e che non accetta che proprio Di Maio sia rimasto nell'Esecutivo.

Le beghe di partito sono però un pretesto un po' troppo debole per andare a toccare un caposaldo della nostra democrazia parlamentare, che esiste proprio per scongiurare derive autoritarie. Ogni parlamentare fa le sue scelte liberamente, ma purtroppo spesso è libero anche di non pagare elettoralmente le stesse grazie alla complicità delle leggi elettorali che si sono susseguite negli ultimi anni, che hanno interrotto il rapporto diretto tra i parlamentari e i loro elettori, ai quali non sentono di dover rendere conto di nulla. Approvare una legge elettorale diversa, priva di paracaduti vari, sarebbe il primo passo da fare per scongiurare i cambi di casacca.

Oltretutto si potrebbe anche discutere sulla coerenza stessa del Movimento 5 Stelle e di tutti gli altri partiti. A cosa dovrebbero essere vincolati i parlamentari? Al programma elettorale? Alle decisioni prese in corsa dal capo politico o dal segretario? La libertà del parlamentare non può essere toccata; i rischi sono troppo alti.

La risposta del Pd a Di Maio

A Di Maio ha subito risposto Andrea Marcucci, capogruppo al Senato del Pd, che ha posto un fermo rifiuto ai progetti di riforma costituzionale del leader dei 5 Stelle: "Mi auguro che Di Maio avesse voglia di scherzare quando ha detto che parlerà con il Pd per introdurre il vincolo di mandato. L'assenza di esso, sancita dalla Costituzione, ha ancora un valore importantissimo. Almeno fino a quando esisteranno partiti aziendali, l'articolo 67 garantisce una libertà di azione necessaria per poter svolgere le proprie funzioni senza pressioni e ricatti esterni".

Riccardo Magi, deputato di +Europa, ha replicato a sua volta attraverso twitter: "A Di Maio non riesce ad andare giù che i parlamentari secondo la nostra Costituzione 'rappresentino la Nazione' e rispondano agli elettori prima che al 'Capo Politico'. Il Pd non si lasci incantare dalle sirene dal populismo antiparlamentare, come già ha fatto accettando l’immediata calendarizzazione del voto finale sul taglio del numero dei parlamentari".

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